Travolto e ucciso a 15 anni da ubriaco senza patente, la rabbia dei genitori: “Quattro anni al pirata? Non vogliamo crederci”

Il giovane Valentino Colia è morto lo scorso 17 luglio. Il conducente Bogdan Pasca verso il patteggiamento: domani l’udienza. La famiglia: “Siamo distrutti, non sarebbe giustizia”

Mamma Emilia e papà Raffaele Colia davanti alla foto del figlio Valentino
Mamma Emilia e papà Raffaele Colia davanti alla foto del figlio Valentino

“Non possiamo pensare che il giudice accetti il patteggiamento a 4 anni e che rimetta in strada un individuo che guidava ubriaco, senza patente, che era già in prova ai servizi sociali per altri reati che aveva commesso, andava a 80 orari su una strada dove il limite è di 50 ed era alla guida di un furgone della ditta in cui lavorava ma che aveva preso in modo indebito. Sarebbe come uccidere Valentino per la seconda volta".

Domani mattina saranno in aula, Emilia e Raffaele, i genitori di Valentino Colia, il 15enne che lo scorso 17 luglio è stato travolto e ucciso sulle strisce pedonali da un furgone guidato da Bodgan Pasca, romeno di 33 anni. A sei mesi e mezzo dal drammatico incidente in viale Kennedy a Garbagnate, in Tribunale a Milano ci sarà l’udienza preliminare. La difesa dell’imputato e il Pm hanno concordato per Pasca il patteggiamento e grazie alla riduzione di un terzo della pena, prevista dalla legge in questi casi, la condanna potrebbe essere di 4 anni.

Da giorni all’atroce dolore per la perdita del figlio, si è aggiunta la rabbia. "Siamo distrutti", dice Emilia. Parla con un nodo alla gola e stringe tra le mani la catenina che porta al collo, con un ciondolo a forma di cuore che custodisce la foto di Vale. "Sapevamo che aveva scelto il rito abbreviato, non che ci fosse un accordo per una pena così bassa. Questa non è giustizia - raccontano -. Noi vivremo l’ergastolo a vita perché abbiamo perso un figlio e invece chi lo ha ucciso sarà presto fuori dal carcere. Quell’uomo ha commesso un omicidio premeditato perché si è messo al volante ubriaco e andava a folle velocità".

Pasca era stato arrestato in flagranza per omicidio stradale, il gip aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Da San Vittore a dicembre il 33enne ha inviato un telegramma alla famiglia, poche righe per chiedere scusa e invocare il loro perdono.

"Ma quale perdono? Non ci sono attenuanti per un individuo così, ma solo aggravanti - racconta papà Raffaele - merita una pena esemplare e se così non fosse ci dovranno dare delle spiegazioni". Quella sera Pasca ha ucciso Valentino e ferito gravemente l’amica che era con lui, procurandole gravissimi traumi. Dopo un lungo periodo in terapia intensiva all’ospedale Niguarda la 16enne è stata sottoposta a tre interventi chirurgici, da mesi sta facendo riabilitazione. Erano da poco passate le 22, con Valentino e altri due amici stavano andando a prendere un gelato.

"Non la conoscevamo, frequentava nostro figlio da poco - aggiunge Emilia - l’abbiamo incontrata per la prima volta domenica scorsa, era arrivato il momento. Lei aveva bisogno del nostro abbraccio e noi del suo. Me la sono coccolata, come una mamma. Mi ha detto ‘stavamo ridendo io e Vale’. Poi ha visto i fari del furgone. E dopo, il vuoto. Quando gli altri amici ci hanno telefonato per dirci dell’incidente ci è crollato il mondo addosso. Valentino ci manca. La nostra vita non è più la stessa. Ogni tanto parlo con lui, gli dico ‘caro Vale ti hanno tolto la vita, ma non ti toglieranno la dignità’. Per questo vogliamo giustizia".

Mamma Emilia, papà Raffaele, il fratello Nicolò hanno organizzato una petizione per chiedere al Comune di intitolare a Valentino il campetto da basket di via Pasubio. "Andava lì a giocare con i suoi amici, avevano un gruppo che si chiamava proprio ‘quelli del campetto’ - concludono i genitori - sarebbe bello ricordarlo anche in questo modo". Insieme agli amici stanno costituendo un’associazione, "abbiamo già pensato a un nome, organizzeremo eventi per raccogliere fondi e sostenere progetti", conclude Raffaele.

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