Urbanistica e inchieste, l’allarme di Ance: "Con le nuove direttive il sistema è nel caos"

Regina De Albertis: questo è solo l’inizio, rischia di fermarsi tutta l’Italia. Confronto pubblico Tancredi-Morelli. Il Sunia: puntare sulle case popolari. La proposta di Monguzzi. "Il modello Milano è finito, Pgt con criteri diversi"

Edilizia

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Milano – La misura-tampone del Comune sull’urbanistica "avrà l’effetto non solo di aumentare la situazione già oggi diffusa di paralisi dell’attività edilizia per il futuro, ma di creare anche gravissime incertezze sui cantieri già in corso o in fase di partenza sulla base di titoli edilizi già efficaci e consolidati". Le nuove disposizioni, che aumentano gli adempimenti per i costruttori in particolare riguardo alla necessità del piano attuativo per i nuovi palazzi di determinate altezze e volumetrie, "destano profonde preoccupazioni negli operatori e in tutta la filiera delle costruzioni e non possono certamente rappresentare una soluzione alla situazione creatasi a seguito delle indagini della Procura". Il grido d’allarme arriva da Regina De Albertis, presidente di Assimpredil Ance, l’associazione delle imprese di costruzione edili di Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Da una parte le indagini della Procura di Milano su decine di progetti di rigenerazione urbana, e dall’altra le mosse del Comune anche per mettere al riparo i dipendenti da possibili contestazioni. Resta una situazione di incertezza, in attesa anche di una schiarita da parte del Governo. Le nuove procedure urbanistiche si sostituiscono alle normative comunali, regionali e nazionali utilizzate negli ultimi 20 anni, tenendo come punto di riferimento l’interpretazione normativa del gip di Milano che, pur negando il sequestro, ha condiviso l’impianto accusatorio dei pm nell’ambito dell’inchiesta sul progetto Park Towers, una delle tante indagini su presunti abusi edilizi.

"Alla luce di queste nuove indicazioni, ad esempio, il proprietario di un’area di 200 metri quadri sulla quale esiste un vecchio ufficio di 300 metri quadri, in caso di demolizione e ricostruzione per realizzare una casetta monofamiliare mantenendo la stessa volumetria di 300 mq, sarà costretto, poiché si supera l’indice di cubatura di 3mc su mq, ad avviare un piano attuativo, con tempi e procedure identici a quelli che interessano aree di ben più vasta dimensione", è l’esempio tracciato da De Albertis. Piano attuativo, nel quale viene approfondito il disegno urbanistico connesso all’intervento anche in relazione ai servizi per chi abita nella zona, che a Milano ha tempi medi "non inferiori a quattro anni".

Per Assimpredil-Ance le consegue sono gravi: fallimento dei costruttori, sospensione degli interventi di bonifica e rigenerazione, blocco dei cantieri, anche di quelli di edilizia sociale e studentati, licenziamento di migliaia di operai. C’è poi il rischio di una "fuga degli investimenti dei fondi internazionali dall’Italia con l’enorme perdita di opportunità e di attrattività del nostro Paese. Perché, non lo dimentichiamo, questa situazione non è un problema solo di Milano o della Lombardia, ma di tutta l’Italia. Milano è solo l’inizio, poi l’onda lunga paralizzerà inevitabilmente tutto il resto del Paese".

Una posizione che verrà ribadita anche durante un incontro, “La Milano del futuro“, organizzato per mercoledì 27 marzo in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Milano e il Collegio dei Geometri di Milano, con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri. Un confronto al quale dovrebbero partecipare sia l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune Giancarlo Tancredi sia il sottosegretario Alessandro Morelli, che sta seguendo la partita dal lato del Governo, mentre proseguono le indagini della Procura. "Non possiamo che sostenere il Comune di Milano che deve tutelare anche i propri lavoratori di fronte a possibili ripercussioni giudiziarie – riflette Carmelo Benenti, Segretario generale milanese del Sunia, il sindacato degli inquilini delle case popolari della Cgil –. Invitiamo comunque l’amministrazione a fare tutti gli sforzi possibili perché oggi l’emergenza abitativa ha un peso rilevante nella nostra città ed è quindi necessario dare risposte non tanto a chi fa dell’edilizia un’attività meramente speculativa, ma ai tanti operatori che applicano prezzi calmierati. Come Sunia facciamo un appello al sindaco di intervenire in maniera incisiva, ridando valore all’edilizia pubblica residenziale".

Da Palazzo Marino, il verde Carlo Monguzzi lancia le sue proposte: "Una torre di 21 piani con 300 inquilini non può essere considerata ristrutturazione di un capannone di 1 piano con 10 persone. Ci vuole lo strumento che calcoli i servizi necessari per i nuovi abitanti e gli aumentati costi per il Comune (piano attuativo) È una normale questione di buon senso urbanistico ambientale. Quindi il problema principale non è che i costruttori vadano altrove ma di dotare la nostra città di una nuova visione e di regole adeguate. E questo strumento si chiama Piano di Governo del Territorio".

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