Strage di Erba e lo scontro tra Tarfusser e la Procura di Como: a Palazzo di Giustizia silenzio e imbarazzo

L’iniziativa del sostituto ha creato una frattura con la capa del suo ufficio, la procuratrice generale Francesca Nanni,

Cuno Tarfusser
Cuno Tarfusser

Milano, 28 aprile 2023 –  Silenzi , imbarazzo, fastidio. Dopo il duro comunicato del procuratore di Como a difesa dell’inchiesta giudiziaria che 17 anni fa inchiodò Olindo Romano e Rosa Bazzi al ruolo di autori della strage di Erba, nei corridoi della procura generale di Milano nessuno vuole commentare l’attacco diretto a Cuno Tarfusser, il sostituto pg che tre settimane fa ha acceso la miccia rendendo pubblica la relazione d’ufficio in cui spinge per un’istanza di revisione di quel processo, in pratica demolendo le indagini condotte all’epoca dai carabinieri.

Che l’iniziativa di Tarfusser avesse già creato una frattura con la capa del suo ufficio, la procuratrice generale Francesca Nanni, si era capito da subito. Anche perché spetta solo a lei e all’avvocato generale dello Stato Lucilla Tontodonati (e non certo al singolo sostituto) il potere di avanzare l’eventuale istanza di revisione del processo a Brescia. Tuttavia Tarfusser, 69 anni, origine altoatesine, ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto come inquirente, compresi gli anni alla Corte penale internazionale dell’Aja. E dunque la sua iniziativa, non concordata con Nanni e rilanciata da giornali e tivù, non poteva che avere la clamorosa eco mediatica che in effetti ha avuto. Ci vorrà un mese di tempo per valutare la relazione Tarfusser, avevano fatto sapere dalla Procura generale con malcelato fastidio per tutto quel chiasso.

La sensazione, nei corridoi, è che Nanni non abbia intenzione di avanzare alcuna richiesta di revisione. Tanto più che un’analoga iniziativa (e per l’ennesima volta) è già stata preannunciata dalla difesa dei coniugi, che per la giustizia sono due assassini.

Ieri , ad ogni buon conto, la procuratrice generale non era in ufficio. Nanni ha pranzato in prefettura insieme agli altri capi degli uffici giudiziari milanesi, inivitati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Probabile che, pur nell’imbarazzo, nessuna replica al procuratore di Como esca da Palazzo di giustizia. E intanto c’è chi sussurra che Tarfusser, soprattutto dopo il vano tentativo di riuscire a guidare le procure di Milano, Roma o Catanzaro (sempre respinto dal Csm), ormai alla vigilia della pensione si senta in fondo molto più libero di sempre.

M.Cons.

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