SIMONA BALLATORE
Cronaca

Quanto sono giovani i classici. I consigli di Ovidio e Seneca (ri)tradotti per parlare a tutti

L’impresa della professoressa del Collegio San Carlo e della Iulm con una squadra di insegnanti "Più fedeli agli autori se li avviciniamo ai giovani anche con il linguaggio. Hanno tanto da dire".

I maturandi alla prova con il “De amicitia“ di Cicerone, uno dei testi appena rivisti nella collana dei classici: antidoto alla solitudine

I maturandi alla prova con il “De amicitia“ di Cicerone, uno dei testi appena rivisti nella collana dei classici: antidoto alla solitudine

I consigli di Ovidio per superare le delusioni d’amore, le “dritte“ di Cicerone sull’amicizia, che hanno fatto capolino pure all’ultima maturità. La bussola di Seneca alla ricerca della felicità e l’invito di Plutarco, antesignano del vegetarianesimo, a rispettare gli animali. Grandi classici, non così lontani da noi. "Cercare di avvicinarli di più, ritraducendoli, è un mio sogno antico. Esistono traduzioni blasonate, ma a volte ci si imbatte in testi scritti in un italiano un po’ datato che rischia di allontanare i giovani e chi non ha mai studiato greco e latino". Così Cristina Dell’Acqua, professoressa al Collegio San Carlo e all’università Iulm, ha dato il via all’impresa (e alla nuova collana “I classici“, fresca di stampa per Roi Edizioni) insieme a una squadra di studiosi-insegnanti "per avere il “polso“ dei giovani e il giusto bilanciamento tra la correttezza della traduzione e l’esigenza di farsi capire da più lettori possibili, perché sono testi perenni, più che attuali. Ci insegnano tantissimo". Dell’Acqua, che insegna da 34 anni, ci crede da sempre e negli anni ha affinato via via metodi per tenere agganciati i giovani e dare senso alle versioni: molto più che semplici (o complicatissimi) esercizi mentali. La lingua non è neutra e soprattutto è viva: usando termini più “freschi“ si è pure più fedeli agli autori e si mostra la loro “carica“ anche fuori da scuola. "Amiamo i libri che ci parlano, che hanno a che fare con le nostre vite – sottolinea la professoressa –, perché dobbiamo vedere i classici greci e latini solo come testi sui quali soffrire? Hanno tanto da dirci come i classici russi e francesi, basta cambiare prospettiva".

La nuova avventura letteraria comincia con quattro “atti“, i primi quattro volumi della collana curata da Cristina Dell’Acqua: “Come vivere felici“ (De vita beata) di Seneca, “Il valore dell’amicizia“ (De amicitia) di Cicerone, “Come guarire dalle pene d’amore“ (Remedia amoris) di Ovidio e “Come rispettare gli animali“ di Plutarco, che raccoglie due testi dello studioso greco. "Quante volte diciamo che ai nostri animali manca solo la parola? - sorride la professoressa Dell’Acqua –: un paio di millenni fa Plutarco scrive un’opera non solo per raccontare la loro intelligenza: anticipa l’idea del rispetto, che passa anche dal non mangiarli. E va oltre. Immagina che Ulisse chieda a Circe di ritrasformare tutti gli uomini greci che aveva trasformato in animali. “Non c’è problema: basta che lo chieda tu“: risponde lei, mentre uno di loro spiega il perché non voglia tornare ad essere un uomo".

Si sfoglia poi il tema “senza tempo“ delle delusioni d’amore. "Ovidio dà consigli molto pratici: distrarsi, viaggiare, non idealizzare la persona, ma coglierne i difetti", spiega la curatrice, che quando ha scelto di ritradurre anche il “De amicitia“ di Cicerone ancora non sapeva di avere centrato il testo scelto per la maturità. Segno del destino o “prova del nove“ di quanto sia attuale rifletterci su. "In questo momento credo che un tema da affrontare sia quello della solitudine – conferma la professoressa –, c’è il dibattito aperto sui social, su “Adolescence“, abbiamo una generazione di ragazzi sofferenti, sia tra le vittime che tra i carnefici. Si fatica a coltivare relazioni in carne e ossa. In un periodo così “caldo“ il filosofo Cicerone ha molto da dire". Anche il politico Seneca era "perfettamente calato nella realtà quotidiana e può aiutarci a capire come ritagliarci momenti di serenità all’interno della nostra vita di tutti i giorni". Soprattutto nell’epoca dell’intelligenza artificiale, all’interno della quale sarà sempre più cruciale porsi domande. "Uno dei metodi che possiamo mettere in campo è far riflettere i giovani sulle cose, leggere, tradurre, riflettere, parlare con loro – sottolinea la professoressa Dell’Acqua –: la scuola è un posto privilegiato, ma anche a casa ci si può allenare di più. Spesso travolgiamo le giornate dei ragazzi con il “fare, fare, fare“. Ma è necessario trovare il tempo per fermarsi e pensare, recuperando una certa lentezza: festina lente, insomma, affrettati lentamente". Senza mai arrendersi. "Il mio primo preside, scomparso recentemente, padre Bernardino Bacchion, diceva che bisogna che gli adulti corrano perché i ragazzi stiano al passo e anche il più pigro trotterelli – conclude Cristina Dell’Acqua –. È così: dobbiamo tendere una mano verso gli adolescenti. Sanno tirare fuori la grinta e andare oltre l’ostacolo". E spesso anche i classici possono venire in soccorso e offrire uno sguardo diverso.