ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

Nubifragi a Milano, la lezione del Boscoincittà: “Tagliare gli alberi non deve essere un tabù”

Il direttore Gianluca Vargiu fa notare che il suo parco ha avuto pochissimi danni. Silvio Anderloni: “Sono qui dal 1974 come scout, pochi alberi caduti grazie alla varietà”

Silvio Anderloni, 63 anni, è stato direttore del Centro Forestazione Urbana

Silvio Anderloni, 63 anni, è stato direttore del Centro Forestazione Urbana

Alberi di "sana e robusta costituzione" quelli del Boscoincittà. Il parco di via Novara, aperto al pubblico, ha resistito al violento temporale che si è abbattuto nella notte tra il 24 e il 25 luglio meglio di altre aree verdi cittadine. Su 90mila piante, gli alberi andati perduti sono "solo" 69, vale a dire lo 0,08% del patrimonio dell’oasi da 120 ettari, creata nel 1974 come centro di forestazione urbana. Nel dettaglio: 32 alberi sradicati e 37 spezzati in due.

"Sono cadute querce, soprattutto quelle rosse che essendo specie non autoctona si è rivelata da tempo meno adatta, e poi alcuni esemplari di olmo e frassino. Non è detto che fossero malati: il vento sopra i cento chilometri orari e la pioggia battente sono un mix micidiale anche per piante sane. La vita del bosco ad ogni modo continua: fra un anno la biomassa sarà la stessa, perché lo spazio degli alberi caduti sarà occupato da nuovi rami", spiega Silvio Anderloni, 63 anni, che fino alla fine di luglio è stato direttore del Centro Forestazione Urbana di Italia Nostra, l’associazione che gestisce il parco.

“Sono venuto al Boscoincittà da scout come volontario nel 1974. Nel 1984 mi sono licenziato come docente per venire a fare l’operaio. Mi davano del matto. A lavorare eravamo in due…", rivela. Oggi i dipendenti sono più di 16 oltre a una rete di volontari. Il nuovo direttore è Gianluca Vargiu. "Il fatto che sia un bosco disetaneo, cioè formato da alberi di diversa età, e plurispecifico (con diverse specie) è fra i motivi per cui l’oasi ha resistito meglio. In Veneto (dove nel 2018 la tempesta Vaia lasciò sul terreno milioni di abeti rossi ndr) ci fu un disastro perché il vento si era abbattuto su boschi coetanei e monospecifici, più fragili", spiega Anderloni.

La resilienza è frutto pure di un intervento umano accorto: "Il bosco urbano va tagliato, diradato e innovato. Tagliare gli alberi non dev’essere un tabù: non solo per una questione di sicurezza, dal momento che se crollano provocano incidenti, ma anche di gestione forestale". Indicativamente tagliamo circa 20/30 fusti all’anno. Purtroppo non tutti capiscono e c’è chi persino ci accusa di farlo per rivendere la legna...".

Che fare per migliorare la vita arborea in un ambiente antropico? "Fare potature quando serve e lasciare a ogni pianta un metro di terra buona. Altrimenti diventa meno resistente e più suscettibile a funghi. E poi mai parcheggiare a ridosso: i colpi accidentali delle auto ai fusti sono la causa più comune di morte fra alberi giovani" sottolinea Anderloni. 

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