SIMONA BALLATORE
Cronaca

La mamma di Carlo Acutis, il patrono del web: “Quei video con i gattini. È il santo della modernità”

"Carlo non era un musone né un Superman. Si entusiasmava per tutto". Il 7 settembre la cerimonia in Vaticano

Antonia Salzano con il figlio Carlo Acutis, ancora piccolo

Antonia Salzano con il figlio Carlo Acutis, ancora piccolo

Milano, 30 agosto 2025 – "Carlo che realizza video con cani, gatti ed effetti speciali alla Star Wars, simulando la battaglia del bene sul male, facendo divertire gli amici: non era un musone. Carlo che fa il catechista, ricordando ai più piccoli l'essenziale: l'amicizia di Dio. Carlo all'ospedale San Gerardo, col sorriso, che pensa alle sofferenze degli altri, non alla sua: "Siamo fortunati, non ce ne rendiamo conto“". I ricordi di mamma Antonia Salzano si rincorrono, si intrecciano, guardano oltre: tra una settimana suo figlio, Carlo Acutis , sarà santo. Ha raccolto i suoi appunti spirituali in un nuovo libro, Spiritual Insight , si prepara al 7 settembre.

Carlo Acutis, patrono del web
Carlo Acutis, patrono del web

Come vive questa attesa?

"Abbiamo fatto le prove generali ad aprile: ci è dispiaciuto perché papa Francesco è una figura a noi cara, molto legata a Carlo. Il Signore ha deciso così, accettiamo la sua volontà. Siamo contenti per tutti i devoti che Carlo ha nel mondo e che aspettano questo coronamento di un iter, iniziato nel 2006, alla sua morte. E siamo emozionati perché questo nuovo Papa è una bellissima figura e Carlo è molto conosciuto negli Stati Uniti e in Perù, dove c'è il santuario del miracolo di Eten e c'è anche una sua reliquia: vedo tutti questi legami con l'Eucarestia, che Carlo ha vissuto tutti i giorni”.

Quando ha capito che Carlo correva verso la santità?

"Il primo miracolo lo fece il giorno del suo funerale: una donna con un cancro, che doveva iniziare la chemioterapia, pregò Carlo e il cancro sparì. Da allora è stato un crescendo: tutti i giorni riceviamo notizie di guarigioni, di persone che dicono che si sono riavvicinate alla fede, di conversioni. Notizie che ci fanno percepire la presenza di Carlo. Che era speciale nell'ordinario: non è che esistano Superman o Batman, tutti i santi sono persone normali che riescono a portare lo straordinario nella normalità. Ha saputo fare questo, coniugando la modernità”.

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Come?

"Si entusiasmava per qualsiasi cosa, perché viveva questa presenza di Dio nella sua vita e questo gli dava gioia, pace, serenità, allegria. Mentre programmava, mentre creava le sue mostre: quella sui miracoli gira tutti i continenti".

I professori ricordano che Carlo li interrogava sempre: non tanto sulle materie, sulla vita.

"Andava bene a scuola: aveva la media dell'8 e del 9, però non era fissato con i voti. E, avendo tante cose da fare, non stava lì a fare il perfettino per il 10. Per Carlo l'importante era l'annuncio di Cristo: è stato catechista per 5 anni".

Il patrono del web cosa direbbe ai giovani iperconnessi?

"Che tutto serve finché noi ne siamo padroni: non dobbiamo essere schiavi di questi mezzi, come oggi si tende a diventare. Hanno come scopo il lucro, campano con pubblicità, visualizzazioni, ci tolgono il tempo e la spontaneità dei rapporti. I giovani sono impreparati, si rischia di cadere nell'eccesso. Il compito dei genitori è quello di vigilare: a volte dire un sano 'no' fa bene ai figli, è amore. speriamo che Carlo possa aiutare genitori e giovani a tenere sotto controllo queste cose ear utilizzarle per il bene, come ha dimostrato lui Carlo ricorda a tutti che il tempo sulla terra è un dono”.

Non va sprecato.

"Va massimizzato per l'eternità. Carlo ha dimostrato l'amore per il prossimo con opere concrete: con i clochard, con gli amici in difficoltà. Si è speso tutta la vita. Una vita breve: 15 anni son pochi, ma quello che ha fatto sta incidendo a livello mondiale. È l'Influencer di Dio, l'antitesi dell'influencer di oggi: non mette al centro se stesso, ma Gesù. Era un ragazzo milanese: a volte i milanesi sembrano un po' viziati, egocentrici Carlo invita all'essenzialità: se dovevamo comprare due paia di scarpe diceva che uno era sufficiente.