
Burgez conta 7 locali a Milano, gli altri fra Roma, Torino, Bologna e Verona
Milano – Rilanci che si fanno sempre più frenetici con lo scorrere del tempo, con “botte“ da 5-10mila euro messi sul tavolo per accaparrarsi Burgez, il "fast food più irriverente del mondo" passato dai fasti alla crisi. Allo scoccare delle 12, termine dell’asta telematica sulla piattaforma Astebook, l’ha spuntata un gruppo (ancora non noto) che al prezzo di 1,3 milioni di euro acquisirà marchio e locali. Un successo testimoniato dai 51 rilanci che hanno portato a un consistente rialzo rispetto alla base d’asta di partenza, 940mila euro, per aggiudicarsi 11 punti vendita ancora aperti (7 a Milano e gli altri fra Roma, Torino, Verona e Bologna), gli uffici in viale Vittorio Veneto a Milano, i marchi e le attrezzature. Anche i dipendenti dovrebbero essere riassorbiti dall’acquirente, con modalità ancora tutte da definire. Una tappa, quindi, per il rilancio di una catena finita in cattive acque e sommersa dai debiti.
La società era stata lanciata dal vulcanico imprenditore e scrittore Simone Ciaruffoli, e ha conosciuto il suo exploit nella Milano di Expo distinguendosi per "uno stile comunicativo aggressivo e identitario". Un successo guadagnato anche con campagne di guerrilla marketing, come quella del 2021, quando fu inserito all’interno delle confezioni degli hamburger un bigliettino scritto da una finta lavoratrice sfruttata: "Aiutami, sono un cassiera di Burgez, non mi stanno pagando da tre mesi. Fallo sapere a tutti".
Un’iniziativa pubblicitaria seguita anche da alcune polemiche, per lo "scherzo di cattivo gusto" su un tema delicato come quello del lavoro: negli anni della pandemia, infatti, sono peggiorate le condizioni già precarie dei lavoratori della ristorazione. A marzo del 2019, inoltre, i fast food della catena avevano regalato, per la festa della donna, delle magliette con le istruzioni per "il vero doggy style". Anche in quel caso erano scoppiate le polemiche e alla fine dai social era sparito ogni riferimento.
Una parabola che si è scontrata con la crisi, tanto che il Tribunale fallimentare aveva dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale dell’impresa, nominando come curatore l’avvocata Francesca Monica Cocco. Procedura che sostituisce il fallimento e permette di vendere i beni dell’impresa per saldare i creditori garantendo una soluzione ordinata della crisi. Accantonata l’ipotesi di una vendita “spezzatino“, si è deciso di procedere con la cessione in blocco di marchio e locali raccogliendo le manifestazioni di interesse.
Ieri l’asta si è chiusa quindi con l’aggiudicazione al prezzo di 1,3 milioni di euro, in attesa che venga formalizzato il passaggio di mano. Burgez si inserisce in un lungo elenco di catene finite in crisi, in una piazza redditizia ma anche difficile come quella milanese. Catene come Vapore Italiano srl, creata dal milanese Vanni Bombonato, con i suoi food stores “That’s Vapore“. È finito in liquidazione giudiziale anche il gruppo Sun Tzu, fondato nel 2015 da Edoardo Maggiori, che possiede 12 locali a Milano tra cui Filetteria Italiana, catena specializzata nella carne e i brand di cucina fusion Magnaki ed El Tacomaki.