
Ana Patricia Sanchez 28 anni al termine degli esami all’istituto Molinari
“Tornare a studiare dopo cinque anni e continuare a lavorare non è stato facile, ma ce l’ho fatta. E adesso penso all’università e alle nozze: la proposta di matrimonio è già arrivata”. Ana Patricia Sanchez sorride all’uscita dell’Istituto Molinari: la prossima settimana festeggerà 29 anni, si è appena diplomata in Informatica e - insieme al titolo di studio - stringe un biglietto tra le mani. Destinazione America.
Com’è nata la passione per l’informatica?
“Da un consiglio di mio papà: io sono sempre stata appassionata di Matematica. Sono nata in Perù e lì si comincia con i conti già all’asilo. Anche quando sono arrivata a Milano, in seconda elementare, il linguaggio universale della Matematica mi permetteva di dimostrare agli insegnanti che tenevo davvero alla scuola, che mi impegnavo. Quando è arrivato il momento di scegliere le superiori papà mi ha detto che, secondo lui, mi sarebbe piaciuta l’Informatica”.
Aveva ragione, col senno di poi?
“Sì. Ho iniziato al Feltrinelli, poi però sono arrivate alcune proposte di lavoro: io ho sempre avuto questo desiderio di non essere un peso, di contribuire almeno con le spese e di essere indipendente. Così ho lasciato gli studi”.
Poi ha valutato il corso serale.
“Mi sono iscritta cinque anni fa all’istituto Molinari. Mi sarebbe piaciuto diplomarmi, ma il Covid è stato una batosta. Il lavoro era online ma eravamo pieni di scadenze, io sono IT Consultant. Anche se l’orario di lavoro in teoria terminava alle 18 andavo avanti fino alle 22 e saltavo troppe lezioni. Nel frattempo mia mamma era a casa dal lavoro, non potevo rischiare di perdere il mio impiego. Quest’anno però ci ho riprovato ed eccomi qui”.
Cosa le ha fatto decidere di tornare sui banchi?
“La “molla“ è stato il mio fidanzato, Jason: ci siamo conosciuti a Malta, siamo insieme da cinque anni. Lui ha trovato impiego negli Stati Uniti. Abbiamo un nostro sogno “americano“. Avere un titolo mi permette di certificare le mie competenze anche oltreoceano. Vorrei coltivare la mia carriera mentre creo la mia famiglia”.
Com’è stato prepararsi alla maturità?
“Durissimo, ogni tanto mi si aprivano i flashback su alcuni argomenti. I miei professori sono stati molto pazienti ed eravamo una bella classe: abbiamo ripassato insieme e lavorato bene in gruppo”.
Dove vede il suo futuro?
“C’è un anello di mezzo... anche se non abbiamo ancora la data. Per adesso ho un biglietto d’aereo, ma tornerò a novembre perché ho intenzione di iscrivermi all’università. Frequenterò le lezioni online ma tornerò in Italia a sostenere gli esami. Ho la fortuna di avere sia i miei genitori che il mio fidanzato che mi appoggiano, che mi hanno sempre detto di non mollare e mi pagherò gli studi anche lavorando. Poi porterò avanti il nostro sogno americano ma, se devo essere sincera, mi piacerebbe fare crescere in Italia la mia futura famiglia. Qui a Milano, vicino ai miei”.
Si è trovata bene?
“Sì. La mia famiglia era poverissima, in Perù non avevamo neanche i soldi per mangiare. Mia zia abitava già a Milano e mio padre ha deciso di raggiungerla per cercare di costruire una nuova vita qui. E così è stato, con tanti sacrifici. Quando sono arrivata ero felicissima di potere abbracciare mio papà, che per anni sentivo tutti i giorni ma vedevo solo in fotografia. Ed ero curiosissima da ragazzina, contenta di questo nuovo mondo. Qui sono riuscita a crescere, mi sono rimboccata le maniche, sono diventata matura e indipendente. E poi sono troppo legata al cibo italiano, non riuscirei a stare per sempre in America”.
A chi dedica questo traguardo?
“Al mio fidanzato, che mi ha detto sempre di non mollare gli studi e che mi ha aiutata con l’inglese, alla mia famiglia e ad Azzurra, la mia nipotina, che ha tre anni e che piangeva perché voleva stare con la zia, che doveva sempre studiare. Le ho già fatto imparare a contare fino a 12, alle sue manine aggiungo le mie”.