ANNA GIORGI e NICOLA PALMA
Cronaca

Incendio mortale di via Fra Galgario. Prima la riparazione delle marmitta, poi quella pioggia di scintille

La ricostruzione degli ultimi secondi prima che si scatenasse l’inferno di fuoco e fumo che ha ucciso la famiglia Tollardo. Il meccanico aveva appena riparato il tubo di scappamento

I vigili del fuoco ieri nell’officina: sul ponte quel che resta della Polo in riparazione

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Milano – La riparazione della marmitta della Volkswagen Polo sulla struttura ponte. Poi l’accensione dell’auto alimentata a benzina per verificare che la sostituzione del pezzo fosse stata eseguita correttamente, senza perdite o malfunzionamenti. Le operazioni di pulizia e le scintille, come piccolissime palle infuocate, che iniziano a scendere all’improvviso. Il tentativo disperato di spegnere il principio d’incendio con un estintore e la fuga all’esterno per evitare di essere travolto dalle fiamme, che in pochi secondi si sono sviluppate verso l’alto con effetti devastanti.

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Ecco gli ultimi secondi vissuti nell’officina di via Fra Galgario prima che si scatenasse il rogo che ha provocato la morte per esalazioni tossiche di Silvano Tollardo, della moglie Carolina De Luca e del figlio Antonio, rimasti intrappolati nel loro appartamento al terzo piano del civico 8. Resta da capire cosa abbia provocato il primo innesco: se il carburante fuoriuscito in maniera anomala dal serbatoio o un altro liquido utilizzato nelle lavorazioni sulla Polo. Da accertare, allo stesso modo, se abbia giocato un ruolo l’eventuale utilizzo di strumenti particolari, come ad esempio un flessibile. Al momento, il titolare Fabrizio Ghiani non è stato ancora sentito dagli investigatori: è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo, disastro e incendio colposo dall’aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Valentina Mondovì; un atto a sua garanzia, per consentirgli di nominare un legale e un perito di fiducia in caso di accertamenti di natura tecnica che sicuramente verranno disposti.

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Intanto, sono iniziati ieri mattina i rilievi degli specialisti del Nucleo investigativo antincendi dei vigili del fuoco, che hanno fotografato minuziosamente tutto ciò che è rimasto dell’incendio – a cominciare dalla Polo ancora sollevata sulla struttura ponte – e ripreso i locali con una camera speciale per avere una visione a 360° e ottenere con un software una ricostruzione digitale dell’officina. Gli investigatori, coordinati dal responsabile del Nia Lombardia Andrea Foggetti, dovranno accertare poi il rispetto delle normative di sicurezza. Un’attività delle dimensioni di quella andata a fuoco non necessita di una specifica autorizzazione dei vigili del fuoco, ha chiarito il funzionario Carlo Cardinali, ma è evidente che il gestore ha comunque delle regole stringenti a cui attenersi per scongiurare pericolosi incidenti, specie in un contesto urbano come quello in cui operava Ghiani.

Una di queste norme riguarda il posizionamento degli pneumatici, che devono essere collocati lontano da fonti di calore o potenzialmente a rischio innesco come caricabatterie e altri oggetti elettronici. Dai primi rilievi, nell’officina, che era anche un deposito gomme, c’erano una quindicina di copertoni, accatastati nella parte sinistra, quindi a debita distanza rispetto all’area di lavorazione. Detto questo, in un locale così piccolo, un principio di incendio non domato ha impiegato pochissimo a coinvolgere il resto della struttura.