ANDREA GIANNI E MARIANNA VAZZANA
Cronaca

L’incendio che ha sterminato la famiglia Tollardo: come si è salvata l’unica superstite

Le tre vittime di via Fra Galgario intossicate mentre cercavano di uscire: fatale, probabilmente, l’effetto camino che ha trasformato le scale in una trappola. Accertamenti anche sul rispetto delle misure di sicurezza nell’officina Ghidel

Milano, 17 giugno 2024 – Uno dei primi passi per ricostruire la dinamica del rogo che è divampato nell’arco di pochi istanti e ha provocato tre vittime in via Fra Galgario 8, a Milano, sarà l’interrogatorio del titolare dell’autofficina Ghidel sas, Fabrizio Ghiani, indagato per incendio colposo e omicidio colposo.

I rilievi sul luogo dell'incendio in via Fra Galgario (Salmoirago)
I rilievi sul luogo dell'incendio in via Fra Galgario (Salmoirago)

Il 39enne, che nell’incidente ha perso tutto, perché il locale è stato completamente distrutto dal fuoco, dovrà chiarire davanti ai pm alcuni punti chiave della tragica sequenza di eventi. Quando si è sviluppato il rogo l’uomo era da solo, impegnato nella riparazione di una Volkswagen Polo posizionata sopra un ponte.

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L’ipotesi è quella di una fuoriuscita anomala di carburante dall’auto, che probabilmente a causa del contatto con una fonte di calore ha innescato un incendio che ha raggiunto una catasta di pneumatici e in pochi istanti è diventato incontrollabile. Ghiani è uscito dal locale, mettendosi in salvo. Nel frattempo il rogo, dal piano terra, è salito verso l’alto divorando l’edificio. Il fumo, anche a causa dell’effetto camino dovuto al vano scale, ha invaso gli appartamenti vuoti al primo e al secondo piano ed è salito. Ha raggiunto il terzo piano, in cui vivevano Silvano Tollardo, 66 anni, la moglie Carolina De Luca, 63 anni, e il figlio 34enne Antonio Tollardo. Tutti e tre sono morti, probabilmente a causa dell’intossicazione, mentre una donna di 89 anni che abita al quinto piano è riuscita a salvarsi. Erano gli unici nuclei in quella scala.

Secondo una testimonianza raccolta dal Giorno, quando l’anziana si è accorta del fumo si è precipitata nel bagno, ha chiuso la porta e si è affacciata alla finestra sul cortile, respirando aria pulita. Ha atteso lì, il quella posizione salvavita, l’arrivo dei soccorritori, che l’hanno trasportata in ospedale lievemente intossicata. Secondo quanto appreso dal Giorno, è in buone condizioni ed è stata dimessa ieri. Il suo alloggio è inagibile e sotto sequestro e al momento è ospitata da parenti (la proprietà del palazzo ha comunque messo a disposizione una stanza d’albergo).

Ieri il Nucleo investigativo antincendio dei Vigili del fuoco ha ricevuto la delega da parte della Procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, per la ricostruzione della dinamica. I rilievi dei prossimi giorni, si legge in una nota, "saranno fondamentali per accertare cosa può aver determinato l’incendio nell’attività posta al piano terra e cosa possa aver contribuito all’interessamento così massivo a carico dell’edificio e soprattutto dell’unità dove hanno perso la vita le persone". Ma non è l’unico fronte aperto, perché investigatori e inquirenti dovranno accertare il rispetto delle misure di sicurezza e del piano antincendio da parte dell’officina. C’erano estintori funzionanti? I copertoni, che devono essere depositati lontano da fonti di calore, erano conservati regolarmente? C’è stata una sottovalutazione dei rischi? Domande che finiranno al centro di una consulenza ampia, che partirà dall’analisi della Polo completamente distrutta dalle fiamme.