Fernanda Cocchi massacrata a 90 anni per pochi euro: ergastolo agli assassini. “Hanno dimostrato indifferenza”

Milano, processo d’appello per l’omicidio di via Ponte Seveso: i due imputati Calero e Velasco hanno cercato di scaricare l’uno sull’altro le responsabilità

Carlos Gabriel Velasco e Mario Abraham Calero Ramirez
Carlos Gabriel Velasco e Mario Abraham Calero Ramirez

Milano – Carlos Gabriel Velasco è intervenuto in aula, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, con dichiarazioni spontanee per chiedere "scusa" e dichiararsi pentito. Il coimputato, Mario Abraham Calero Ramirez, è rimasto invece in silenzio. Per entrambi la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado, per aver ucciso il 29 ottobre 2021 l’ex sarta 90enne Fernanda Cocchi, durante una rapina nel suo appartamento di via Ponte Seveso 26. Un massacro per portare via un paio di collanine, un orologio, un anello e pochi euro.

Quel giorno hanno atteso che la donna, vedova e senza figli, aprisse la porta per uscire. Poi l’hanno sorpresa alle spalle, trascinata all’interno dell’abitazione e aggredita con "efferata violenza", colpendola anche alla testa con un coltello o con un ferro da stiro trovato a terra vicino al cadavere. Hanno dato fuoco alla casa, per nascondere le tracce, "con tutti i rischi che ne sono derivati anche per gli altri condomini".

Poi i due sono usciti con il bottino e hanno passato il resto della giornata insieme, si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado, "vendendo prima i gioielli e poi andando a cena fuori e acquistando della droga", con un comportamento che "denota indifferenza per i gravi atti compiuti".

Il peruviano Calero, 46 anni, e il 24enne Velasco, nato in Ecuador, arrestati grazie a un’indagine-lampo della Squadra mobile, hanno cercato di incolparsi a vicenda, scaricando l’uno sull’altro le responsabilità dell’omicidio. Ma le loro dichiarazioni sono state ritenute dai giudici "inattendibili".

Una strategia portata avanti anche durante il processo d’appello, che non è servita però per evitare una condanna all’ergastolo. Il difensore di Calero, l’avvocato Giuseppe Frojo, nel ricorso contro la sentenza di primo grado aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa di omicidio o una riduzione della pena definendo il 46enne come una persona "soggiogata" dal giovane complice, bollando l’ergastolo come una pena "esuberante, eccessiva ed iniqua", ormai "incompatibile con principi minimi di civiltà giuridica".

Anche il difensore di Velasco, l’avvocato Corrado Viazzo, aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa di omicidio o una riduzione della condanna. Per i giudici, però, sono entrambi responsabili per la morte della donna. L’unico parente della vittima, un nipote, non si è costituito parte civile.

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