SIMONA BALLATORE
Cronaca

Clara Atorino al timone del Berchet, prima preside donna in 114 anni: “Lavorare a scuola? Una vocazione”

Milano, le lingue orientali, il teatro, la carriera aziendale, poi la svolta: “Non ho più lasciato il mondo dell’istruzione”. Dall’istituto Cinque Giornate al liceo. “Classici, tecnologia e scambi internazionali: la chiave per il futuro”

Clara Atorino nuova preside Berchet

Clara Atorino nuova preside Berchet

Milano, 219 agosto 2025 - Sapere di essere la prima preside donna del Berchet, nei suoi 114 anni di storia, mi ha fatto sentire un po’ come un personaggio di un romanzo dell’Ottocento, però con il wi-fi e il registro elettronico. Ironia a parte, è un bel passo e un nuovo inizio”, sorride Clara Atorino alle porte del liceo classico di via della Commenda. È lei la nuova dirigente scolastica: entrerà in servizio dal primo settembre, raccogliendo il testimone da Domenico Guglielmo, pronto per la pensione.

Guiderà il Berchet di Luchino Visconti, Don Milani, Ruggeri. Per citare solo qualche nome.

“Assumere la dirigenza di un’istituzione tanto prestigiosa e ricca di storia è un onore. Il Berchet è un punto di riferimento culturale ed educativo, ci sono generazioni di studentesse e studenti che si sono realizzati nei più diversi ambiti. E c’è un’associazione, “Il mio Berchet“, che raccoglie gli ex alunni: mi auguro di poterli conoscere presto. Mi sento come entrare in una scena di un teatro pieno di voci, storie, aspettative: bisogna farlo con molto rispetto, ma anche con entusiasmo. Rubo un’immagine presa dal teatro, non a caso”.

È la sua grande passione?

“Sì. Nata proprio ai tempi del liceo. All’epoca feci anche un provino alla “Silvio D’Amico“, l’accademia d’arte drammatica di Roma. Non è andata come avrei voluto, ma da 7-8 anni mi diletto a recitare a livello amatoriale in un gruppo. So che il Berchet ha progettualità in tal senso, il teatro porta con sé un grande valore educativo: lo valorizzeremo”.

Dopo il provino, su cosa virò?

“Mi sono laureata in Lingue all’Istituto orientale di Napoli, mi sono concentrata su inglese e cinese. Poi il master sullo sviluppo economico del terziario avanzato, all’istituto Tagliacarne di Roma. Ho lavorato in ambito aziendale e anche nella direzione commerciale dell’Ansa”.

Ma ha scelto la scuola.

“Sì, e non ne sono più voluta uscire. Per 20 anni ho insegnato all’Istituto omnicomprensivo musicale in via Corridoni. Lavorare nella scuola - a tutti i livelli - è una vocazione, non può essere un ripiego. Io sono fortunata, ho sperimentato il mondo aziendale, quello della traduzione e della comunicazione, ma ho sentito questa grande attrazione e ho scelto la scuola”.

Ha scelto anche Milano?

“Sono stata adottata da Milano nel 1994, dopo la laurea. L’ho scelta per opportunità lavorative e non solo. Qui mi sono sposata, sono nati i miei tre figli. È la mia città”.

Primo incarico da dirigente?

“All’Istituto comprensivo Cinque Giornate. E sono stati anni intensi: ho lavorato molto sull’ambiente scolastico, sia come spazio fisico che sul benessere educativo. Abbiamo curato la riqualificazione di aule, laboratori, cortili, rifatto la biblioteca, chiuso cantieri che nel periodo dell’emergenza Covid si erano bloccati. Parallelamente ho investito molto sulla formazione dei docenti, sperimentando metodologie didattiche innovative, laboratoriali, digitali e l’outdoor learning: abbiamo installato anche un apiario didattico col Municipio 4. La cura degli ambienti è uno dei modi per agganciare i ragazzi e renderli protagonisti”.

Primo passo al liceo: da dove ripartire?

“Io entravo spesso nelle aule, mi auguro di farlo ancora, ascoltando i miei studenti. Certo, il target cambia, ma è in continuità: gli adolescenti secondo me hanno un mondo interiore che grida solo di essere portato fuori. Il mio sogno è che si trovi il modo di raccontare le storie di quei ragazzi che hanno trovato qui il modo di fiorire: i talenti non sono solo le eccellenze, sono tutti quei ragazzi che trovano la propria strada e riescono - anche di poco - ad alzare l’asticella. Tra le tante incombenze che oggi ha un dirigente scolastico, vorrei prendermi carico di questo insieme ai miei docenti e immergere i giovani anche nella bellezza dei diversi linguaggi: musica, arte, teatro. Dobbiamo portare la bellezza in un mondo che è spesso dilaniato, dove i ragazzi sono esposti. Dare loro la possibilità di appassionarsi alle cose e di prendersi del tempo disteso, che non è quello cronologico: è il tempo pieno, kairos”.

Come rilanciare il Classico?

“La sfida è far dialogare la classicità con l’innovazione: non si possono contrapporre, vanno integrate, è questa la chiave. La classicità ci offre gli strumenti per comprendere il mondo, per pensare in profondità e l’innovazione ci permette di esplorarlo con nuovi linguaggi. All’Istituto Cinque Giornate ho visto quanto le tecnologie possono essere inclusive e motivanti, se usate con intelligenza, la nostra intelligenza, non quella artificiale. Al Berchet vorrei portare questa esperienza e valorizzare la dimensione internazionale, aprire a scambi e collaborazioni”.

Altra sfida da affrontare: il calo demografico che inizia a farsi sentire anche alle superiori e a svuotare le classi.

“Si sente forte nel primo ciclo ed è un’onda che sta arrivando anche nel secondo ciclo e nelle scuole storiche. Anche il Berchet sta un po’ soffrendo del calo delle iscrizioni”.

Che fare?

“Su questo mi prendo del tempo per capire e trovare soluzioni solide e condivise con tutta la comunità scolastica, ma sicuramente si può lavorare su leve strategiche. Penso ad attività di orientamento in entrata con un approccio sistemico e territoriale, a incontri periodici con i docenti referenti per l’orientamento, a un tavolo di lavoro anche con i dirigenti scolastici del territorio, alla condivisione di buone pratiche. Possono esserci strumenti di comunicazione mirata con le famiglie, laboratori esperienziali, attività di scuola aperta e testimonianze dirette di studenti in uscita, per favorire anche un orientamento peer-to-peer, tra pari. Possiamo consolidare anche la sinergia con la scuola Majno, la nostra vicina di casa e ci si può aprire a progettualità con altre scuole secondarie di primo grado, partendo dall’analisi di quanto si sta già facendo. Ma una cosa è certa: lavoreremo tutti insieme e partirò dall’ascolto, un dirigente scolastico non fa nulla da solo”.