Alessia Pifferi, la psicologa indagata: “Lascio il lavoro in carcere”. Cosa dicono le intercettazioni

La scelta di una delle due professioniste che domani verranno interrogate: "Non ho commesso reati ma dopo 25 anni con i detenuti mi occuperò di altro"

Alessia Pifferi in tribunale

Alessia Pifferi in tribunale

La psicologa Paola Guerzoni, indagata per falso e favoreggiamento, ha deciso di non lavorare più nelle carceri, chiedendo all’Asst di essere assegnata ad altri incarichi. Una scelta che, fa sapere il suo difensore, l’avvocato Mirko Mazzali, verrà comunicata anche al pm Francesco De Tommasi, attraverso una lettera che riassume le motivazioni alla base. "Respingiamo ogni accusa – spiega il legale – non è stato commesso alcun reato e il loro lavoro è sempre stato svolto alla luce del sole, senza alcun accordo clandestino. La mia assistita, pur ritenendosi estranea a ogni illecito, ha deciso di lasciare questo ambito, dopo aver lavorato per più di 25 anni a contatto con i detenuti". Domani le due psicologhe indagate, Paola Guerzoni e Letizia Marazzi, verranno interrogate dal pm: sono accusate di aver fatto una "diagnosi" falsificata con un test non riconosciuto "dalla manualistica e dalle buone prassi", usata per sostenere che Alessia Pifferi, a processo per aver ucciso la figlia di meno di un anno e mezzo, soffre di un grave deficit mentale e per fornirle così "una base documentale che le permettesse di richiedere e ottenere in giudizio" la "tanto agognata perizia psichiatrica".

Incarico poi affidato dalla Corte d’Assise di Milano allo psichiatra Elvezio Pirfo che sta accertando, tra le altre cose, se la donna sia affetta da un disturbo mentale e se fosse capace di intendere e di volere quando ha abbandonato in casa la bambina per sei giorni, lasciandola morire di stenti. Le due psicologhe - già sospese in via temporanea dal loro lavoro a San Vittore a seguito delle indagini ma non sottoposte a provvedimenti da parte dell’Asst da cui dipendono - risponderanno quindi alle domande fornendo la loro versione. La sede dell’interrogatorio, inizialmente previsto nel carcere di Opera, accogliendo una loro richiesta è stato spostata negli uffici della Procura.

Dagli accertamenti in corso, intanto, emergono altri elementi ritenuti di interesse investigativo. Documenti contenuti nella memoria delle chiavette Usb sequestrate nel corso della perquisizione negli uffici a loro disposizione in carcere, e anche copie del test psicodiagnostico di Wais somministrato ad Alessia Pifferi compilate a matita. Copie trovate in un cassetto, tra le varie anomalie finite al centro degli accertamenti sull’operato delle due psicologhe indagate assieme al difensore della 38enne, l’avvocatessa Alessia Pontenani.

Le intercettazioni

Durante l’interrogatorio potranno fornire le loro spiegazioni anche su alcune delle conversazioni intercettate e finite al centro dell’inchiesta. "È ancora in isolamento lei eh! Il giorno che sono andata alla festa di Natale, a fare il pranzo con lei, non l’ho scritto!", diceva, intercettata il 13 gennaio parlando con la collega, una delle due psicologhe. Le due professioniste, secondo le indagini della Polizia penitenziaria, avrebbero anche falsificato altre volte il "diario clinico". Dalle numerose intercettazioni agli atti, ad esempio, risulta quel "pranzo con lei", ovvero con l’imputata e detenuta, a Natale e che la psicologa non avrebbe segnalato. Le due, sempre secondo il pm, uscendo dal loro ruolo si sarebbero anche informate sul lavoro dei periti nell’accertamento psichiatrico in corso. "Era contenta l’avvocato?", chiedeva una delle due sempre il 13 gennaio. E l’altra: "Sì era contenta, ha detto ‘io non avevo dubbi su di voi eh!’ (...) è stata carina ad avvisarci anche prima delle conclusioni".

In un’altra intercettazione del 5 gennaio una delle due psicologhe diceva all’altra: "Voglio dire... la Pifferi avevamo bisogno che il test confermasse! L’ha confermato! (...) Col c...che gliel’avrei fatto! Hai capito? Io per come sono fatta. Era vera una roba più oggettiva che confermasse un’ipotesi di osservazione clinica, storia, ecc...".

Secondo la Procura, ci sono stati cinque incontri in carcere, tra il 6 dicembre e il primo gennaio, tra Pifferi e le psicologhe, mentre le attività della perizia psichiatrica erano in corso. E ci sarebbero stati "contatti frequenti tra l’attuale difensore" e una delle due psicologhe. Il pm De Tommasi inquadra ciò come una "anomalia", tenuto conto che "di norma gli esperti del carcere" non hanno "contatti diretti con i difensori delle persone detenute".

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