Alessia Pifferi fa sarcasmo in cella: “Il pm parlerà per otto ore? Preparo per tutti un thermos di caffè”

La donna, accusata di aver lasciato morire la figlia di 18 mesi, risulta essere perfettamente in grado di rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni

Alessia Pifferi, 37 anni, a processo per omicidio pluriaggravato

Alessia Pifferi, 37 anni, a processo per omicidio pluriaggravato

A differenza di quanto sostenuto dalle indagate nella perizia finita al centro delle contestazione Alessia Pifferi è perfettamente in grado di rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni. Le intercettazioni, agli atti d’inchiesta, della mamma che ha lasciato morire di fame la sua bambina, Diana, di 18 mesi tratteggiano bene la sua personalità.

“Io in carcere con la Mas sto benissimo. Mi sono anche messa a cucinare con il fornellino. Ma lo sai che la cucina è la mia passione?”. “La cucina, davvero?”, le chiede una delle psicologhe. Pifferi: “Si si”. La psicologa: “Ma cosa fai di buono?”. Pifferi: “Dunque.. ho cucinato i funghi trifolati, con le polpettine di carne, poi i funghi con la pasta e la panna. E poi alla sera facciamo anche le mele cotte!”.

La psicologa: “No ma allora dobbiamo mangiare qui! Ma la parmigiana come la fai?”. La Pifferi, a differenza della relazione che dichiara una capacità da bambina di sette anni, ha in realtà la capacità anche di essere sarcastica, in particolare quando parla riferendosi al pubblico ministero. Pifferi: “Se il pm ha intenzione di parlare per otto ore, alla prossima udienza preparerò un thermos di caffè per tutti”. (Risate).

E fra l’altro la Pifferi, sempre nei colloqui con le psicologhe indagate, fa un inquietante riferimento a un “piano” che la riguarderebbe. “So che c’è un piano... So che farò un atto ad aprile perché il quattro di marzo c’è una udienza”. Psicologa: “Fra marzo e aprile finirà tutto... tu stai tranquilla”.

Secondo la Procura, ci sono stati cinque incontri in carcere, tra il 6 dicembre e il primo gennaio, tra Pifferi e le psicologhe, mentre le attività della perizia psichiatrica (che sarà depositata a fine febbraio) erano in corso. E ci sarebbero stati “contatti frequenti tra l’attuale difensore” e una delle due psicologhe.

Il pubblico ministero inquadra tutto ciò come una “anomalia”, tenuto conto che “di norma gli esperti del carcere non hanno contatti diretti con i difensori delle persone detenute”. E nei colloqui con Pifferi le psicologhe “si soffermano esclusivamente sull’aspetto processuale della vicenda”, tralasciando il “supporto psicologico”, unica attività di cui avrebbero dovuto occuparsi.

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