Caso Pifferi, psicologhe indagate: "Questo è un processo alle idee"

Nelle intercettazioni critiche a Salvini e Meloni. I pm: "Movente antisociale". E il legale contrattacca "Stravolte le regole, inchiesta anomala a carico di difensore e potenziali testimoni a dibattimento in corso".

Caso Pifferi, psicologhe indagate: "Questo è un processo alle idee"
Caso Pifferi, psicologhe indagate: "Questo è un processo alle idee"

di Andrea Gianni

MILANO

Alle radici del comportamento di una delle due psicologhe del carcere milanese di San Vittore, che si sono occupate della 38enne Alessia Pifferi, a processo per aver abbandonato in casa e lasciato morire di stenti la figlia Diana che aveva meno di un anno e mezzo, ci sarebbe una "battaglia contro l’autorità giudiziaria e con la società" condotta "con i mezzi a propria disposizione", in quel procedimento e anche più in generale nell’ambito della propria attività professionale. È quanto sostiene il pm Francesco De Tommasi in una memoria agli atti dell’inchiesta per falso ideologico e favoreggiamento, condotta anche attraverso intercettazioni nelle quali, si legge, la psicologa non risparmiava "critiche" a Salvini e a Giorgia Meloni. Un "movente antisociale" dimostrato, secondo il pm, da alcune conversazioni: "Siamo vittime di una società sbagliata (...) Credo che una goccia comunque scavi la roccia (...) Sono nel centro del potere invece di fare la rivoluzione che mi sarebbe molto più piaciuto". Due psicologhe del carcere sono accusate di aver fatto una "diagnosi" falsificata con un test non riconosciuto "dalla manualistica", usata per sostenere che Pifferi soffre di un grave deficit mentale e per fornirle così "una base documentale che le permettesse di ottenere in giudizio" la "tanto agognata perizia psichiatrica" chiesta dal difensore, l’avvocatessa Alessia Pontenani, anche lei indagata per falso in concorso. "Tutti mi dicono che quel giudice lì è un garantista (...) menomale, perché è lo stesso della Pifferi (...) almeno ha preso la cartella (...) almeno le fa fare la perizia (...)", sono alcune delle frasi pronunciate da una delle due psicologhe, nel colloquio con una detenuta intercettato.

Per il pm De Tommasi, manifestava così "il proprio compiacimento per essere riuscita, in collaborazione con la collega" a far "ottenere alla Pifferi una perizia psichiatrica", contro il parere della Procura. L’avvocato Mirko Mazzali, difensore di una delle due psicologhe, sottolinea che "il pm dimostra di voler processare le idee più che le azioni", con "accuse che non siamo riusciti a comprendere". Interviene duramente anche l’avvocato Corrado Limentani, legale dell’avvocatessa Pontenani, che non rinuncerà alla difesa di Alessia Pifferi. "Sbalordisce il fatto che durante lo svolgimento di un dibattimento il pm svolga indagini parallele indagando non solo potenziali testimoni ma anche il difensore dell’imputato – sottolinea –. Un fatto raro e gravissimo. Le regole del processo sono state stravolte".

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