Il processo Alessia Pifferi: tra richieste di rinvio e proteste dei legali che proclamano sciopero

Attesa per una udienza “travagliata“ alla Corte d’Assise Ordine degli avvocati contro Procura: intaccato il diritto di difesa

Alessia Pifferi

Alessia Pifferi

Milano – Una richiesta di rinvio della udienza per poter studiare la mole di documenti allegati alla perizia con cui è stata dichiarata la "capacità di intendere e volere" di Alessia Pifferi, che ora rischia l’ergastolo per aver abbandonato a casa la figlia di un anno e mezzo facendola morire di stenti. E non solo, anche l’astensione annunciata degli avvocati, in segno di protesta per gli ultimi sviluppi delle modalità di indagini con cui si è condotta l’inchiesta. Comincia così, stamattina, con molte incertezze, l’udienza dedicata alla discussione degli esiti del lavoro peritale.

La difesa della Pifferi, Alessia Pontenani, avendo avuto in mano tutte le carte solo pochi giorni fa ha chiesto più tempo per studiarle. "L’altro ieri sono stati depositati 60 gigabyte di allegati di cui ora sono entrata in possesso e con i miei consulenti non siamo in grado di analizzali e fare una valutazione". In sostanza il legale chiederà alla Corte d’Assise presieduta da Ilio Mannucci Pacini, una proroga in modo da poter studiare gli atti e preparare le domande da porre allo psichiatra forense Elvezio Pirfo, l’esperto nominato dai giudici. Intanto, a conferma di un processo tutt’altro che sereno e non senza colpi di scena, gli avvocati di Milano hanno confermato lo sciopero per stamattina. Il presidente dell’Ordine lo ha comunicato ai vertici della giustizia milanese appoggiando quanto deliberato dalla Camera Penale il 12 febbraio.

La Camera penale, nel giorno dell’astensione in concomitanza con l’udienza del processo

Pifferi, ha indetto anche un momento di confronto "nell’atrio centrale del piano primo del Palazzo di Giustizia". Il Consiglio direttivo della Camera Penale, si legge in una nota, ha deliberato "l’astensione dalle udienze e dall’attività in materia penale" a Milano "in relazione a quanto accaduto nell’ambito del processo a carico di Alessia Pifferi".

Si vuole tutelare "la serenità del processo e dunque dell’imputato che lo subisce". Il diritto di difesa e di esercizio del diritto alla prova nel processo, spiegano gli avvocati, "sono stati pericolosamente intaccati dalla condotta del pubblico ministero il quale, anziché contestare la prova nel processo, ha usato impropriamente il suo potere investigativo, rischiando di intimidire difensore, personale sanitario, consulenti, periti e, in ultima analisi, i giudici che, ne siamo certi, non consentiranno ingerenze". Il riferimento è all’inchiesta parallela del pm Francesco De Tommasi sulle due psicologhe di San Vittore e sull’avvocatessa Pontenani, che assiste la donna. A fine gennaio il sostituto procuratore ha deciso, infatti, di indagare le due psicologhe che prestavano servizio presso il carcere San Vittore e l’avvocata Pontenani.

Secondo il magistrato, ci sarebbero i presupposti per accusarle di favoreggiamento e falso ideologico, perché avrebbero somministrato alla donna accusata dell’omicidio di sua figlia test con il solo scopo di ottenere in suo favore una perizia psichiatrica. Per l’Ordine degli avvocati, però, questa indagine “rappresenta una gravissima e indebita ingerenza all’attività difensiva”.

Per questo motivo, l’assemblea aveva votato a favore di un’astensione dall’attività giudiziaria e da tutte le udienze per il 4 marzo, giorno in cui si terrà una nuova udienza del processo Pifferi.

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