Il magnate dei centri commerciali che in patria chiamavano "Il miliardario nell’ombra" per la scarsa voglia di apparire e ostentare (le cronache lo descrivono al volante di una vecchia Vectra). La moglie coetanea Righina e il figlio trentenne Dan Stefan, che si era trasferito in Canada e che da lì era tornato con l’amico Julien Brossard per festeggiare il battesimo del piccolo Raphael Nascimbene, figlio di papà Filippo e mamma Claire Alexandrescou e nipote di nonna Miruna Anca Wanda Lozinschi. Sono gli otto morti del tragico incidente aereo avvenuto alle 13.09 di ieri al confine tra Milano e San Donato Milanese, a due passi dall’uscita della stazione capolinea della metropolitana gialla. Due famiglie che volevano condividere un momento di felicità insieme, nella mega villa dell’immobiliarista in Sardegna (dove ad attenderli c’era la madre novantottenne di Dan), e che invece sono state spazzate via in una piovosa domenica di inizio ottobre.

Il velivolo da turismo, un Pilatus PC-12, era di proprietà dell’immobiliarista di 68 anni, che, secondo i media romeni, lo aveva acquistato nel 2015 con Vova Cohn, ex azionista della squadra di calcio della Dinamo Bucarest. Rifugiatosi in Germania (il figlio nativo di Monaco di Baviera aveva la doppia cittadinanza come lui) per sfuggire alla dittatura di Ceausescu, Petrescu era tornato in patria dopo il 1989 e aveva iniziato a investire nel mercato automobilistico e soprattutto in quello immobiliare. Aveva acquisito vari terreni e numerosi edifici che iniziò a vendere alle grandi catene commerciali come Metro e Real, accumulando un patrimonio stimato in 3 miliardi di euro, al punto che l’amico e socio in affari Ion Tiriac, ex tennista e business man conosciuto in tutto il mondo, lo aveva ribattezzato "l’uomo più ricco della Romania". Personaggio schivo e riservato, tra le sue proprietà c’era anche una mega villa in Sardegna. E proprio lì, dove ad attenderlo c’era la madre di 98 anni, era diretto ieri mattina con famiglia e amici, al comando del Pilatus. Qualcosa è andato storto subito dopo il decollo da Linate, alle 13.04, tanto che le prime chiamate al 112 sono arrivate cinque minuti dopo. In quel momento, il sessantottenne e gli altri sette passeggeri (tre o quattro in più rispetto a quanto comunicato ufficialmente) erano già morti, dopo un terribile schianto sulla facciata della palazzina in ristrutturazione di via 8 Ottobre 2001. Straziante la scena che si sono trovati davanti agenti, carabinieri e vigili del fuoco, che hanno immediatamente compreso che non c’erano superstiti in quell’inferno di fiamme e macerie. Delle vittime del disastro aereo restano solo le foto. Foto come quella di Filippo e Claire sorridenti: lui nato a Pavia ma stabilmente a Milano da tempo; lei di origini romene ma con residenza a Versailles.

Il 16 gennaio 2020 era nato Raphael, e le due famiglie si erano riunite in questi giorni proprio per celebrare il battesimo del bambino di un anno e nove mesi. Un’occasione speciale pure per la moglie di Dan, la sessantacinquenne Righina, e per il figlio Dan Stefan, amico di Filippo. Un’occasione speciale anche per la nonna materna del bimbo, Miruna Anca Lozinschi. Tutto, però, è stato cancellato nel giro di pochi minuti. La sospetta avaria all’unico potente motore dell’aereo da turismo. Il disperato tentativo di invertire la rotta il più in fretta possibile per rientrare a Linate. Il velivolo che perde quota di schianto e impatta a più di 150 chilometri orari contro la palazzina di due piani in ristrutturazione, sotto gli occhi terrorizzati delle persone in attesa degli autobus all’ora di pranzo.