
Alessandro Bigatti
Lodi, 6 aprile 2019 - Un percorso affrontato spesso sotto pressione ma soddisfacente per l’opportunità di crescita culinaria e personale che ha rappresentato. Così Alessandro Bigatti, 33enne lodigiano tra i finalisti dell’ultima edizione di MasterChef Italia, definisce la propria esperienza all’interno del talent show di Sky Uno.
Una cucina nella quale è entrato grazie alla sua famiglia: “Mia moglie mi ha fatto una grande sorpresa iscrivendomi alle selezioni – racconta – ed è sempre in famiglia che è iniziata la mia esperienza culinaria. In realtà non ho cominciato a cucinare da piccolo, è una passione che è nata più di recente, quando ho iniziato a cucinare per la mia famiglia e i miei amici”.
Nonostante non abbia potuto accedere alla fase finale della gara, quella in cui gli aspiranti chef hanno proposto un proprio menù completo ai giudici Bruno Barbieri, Joe Bastianich, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, Bigatti si definisce soddisfatto del proprio percorso, nel corso del quale è stato tante volte a un passo dall’eliminazione ma ha anche ricevuto diverse lodi dai giudici e anche dallo chef stellato Marco Pierre White: “All’inizio di Masterchef, nessuno credeva in me, tantomeno io stesso – spiega – ma nel corso della trasmissione, grazie anche alle tante volte in cui mi sono confrontato con la possibilità di essere eliminato sono riuscito a acquisire consapevolezza di me stesso. Anche i giudici mi hanno aiutato molto a migliorare, in particolare Barbieri e Bastianich, ma anche il confronto con Cannavacciuolo e Locatelli è stato sempre costruttivo. Sono contento di questa esperienza, per me è stata una grande rivincita personale, la possibilità di fare qualcosa che mi appassionava molto da solo. Se avessi avuto la possibilità di accedere alla finalissima, avrei proposto un menù semplice che parlasse efficacemente di me”.
Il 33enne infatti predilige un’idea di cucina semplice e molto legata alle peculiarità del territorio, un aspetto sul quale, finito MasterChef, gli piacerebbe lavorare: “La cucina lodigiana ha molte particolarità: penso alla raspadura, al risotto alle ortiche… potrebbe rappresentare un modo per valorizzare il territorio. Ora torno alla mia vita, ma mi piacerebbe aprire un locale nel Lodigiano, nel quale mi vedrei diviso, come Joe Bastianich, tra cucina e sala, dove promuovere i sapori di questa terra”. Una sua particolare passione culinaria è rappresentata dalla pasta fresca: “Anche questa non è una ricetta che mi è stata tramandata in famiglia, come spesso accade, ma è una scoperta che mi è piaciuta molto perché dipende molto da te riuscire a fare una buona pasta fresca, e la senti proprio tra le mani”.