Carro funebre disperso nella bufera, l’autista tradito dal Gps: voleva far visita ai suoi parenti prima di portare il feretro al funerale

Tormenta di neve in Valtellina, il conducente ha allungato la strada per un saluto ai familiari, finendo per perdersi. Dopo 10 chilometri a piedi nella bufera, il 37enne è stato ritrovato in ipotermia. La salma di Manuela Spargi abbandonata in mezzo alla strada a Fusine (Sondrio)

Il carro funebre abbandonato ritrovato dai soccorritori
Il carro funebre abbandonato ritrovato dai soccorritori

COLICO (Lecco) – I familiari in chiesa ad aspettare invano per ore la salma, il carro funebre con la bara a bordo abbandonato sul ciglio della strada sommersa di neve e l’autista disperso in mezzo alla tormenta dopo aver allungato il giro per andare a trovare alcuni parenti. È l’incredibile l’odissea della salma di Manuela Spargi, milanese di 56 anni, vittima due volte: prima dell’incidente stradale in cui ha perso la vita martedì pomeriggio dopo essere precipitata con l’auto nel ramo di Lecco del lago di Como, a Piona di Colico. Poi del peregrinare e della momentanea “scomparsa“ del suo feretro. Il funerale di Manuela doveva infatti essere celebrato venerdì pomeriggio nella chiesa di San Leonardo Murialdo a Milano.

Ad attendere l’arrivo del feretro di Manuela erano in tanti: le figlie, i familiari, gli amici, i colleghi, il sacerdote, anche Ivano Ghidoni, il vigile del fuoco eroe di 45 anni di Milano che è riuscito a salvare almeno Enrico Taffa, il marito 60enne di Manuela, e Carlo Chies, il cugino di 79 anni, con lei sulla Nissan Qashqai finita nel lago dopo una salto di 40 metri.

L’autista del carro funebre, un 37enne dell’agenzia funebre meneghina San Siro incaricato di trasferire la bara da Colico a Milano per le esequie, invece che imboccare la Statale 36, la strada più breve e diretta, ha allungato il giro verso la Valtellina per poi svoltare lungo il passo di Dordona - strada in parte sterrata - alla volta di Piazza Brembana per un saluto ad alcuni suoi parenti. Mentre percorreva gli stretti e ripidi tornanti che salgono ai duemila metri del valico alpino, all’altezza di Fusine, è stato tuttavia sorpreso da una bufera di neve. Il telefonino non prendeva, perché lì non c’è segnale: ha quindi abbandonato carro funebre e feretro di Manuela e ha proseguito a piedi per una decina di chilometri fino in cima al passo dove finalmente è riuscito a lanciare l’allarme. Era semiassiderato e allo stremo delle forze. I primi a raggiungerlo sono stati in motoslitta gli addetti degli impianti di risalita di Foppolo.

"Era immobile, non parlava, completamente congelato – raccontano -. Gli abbiamo dato calze e scarpe asciutte e abbiamo acceso un fuoco per scaldarlo". Lo hanno poi soccorso in serata i volontari del Soccorso alpino con i militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza e i carabinieri, che lo hanno accompagnato fino a Foppolo. Da qui, ormai in serata, è stato trasferito in ambulanza all’ospedale di San Giovanni Bianco, dove è stato ricoverato senza che sia riuscito ad avvisare nessuno di quanto accaduto, né i suoi responsabili, né i familiari di Manuela, che hanno aspettato invano con gli altri l’arrivo della salma prima di annullare il funerale e di denunciarne la scomparsa.

Solo la mattina seguente le figlie sono state informate del ritrovamento dei resti della mamma e di quello che era successo. "Una tragedia nella tragedia", commenta Cristiana Bonanno, nipote di Manuela. Nel frattempo il quadro clinico di Enrico Taffa, ricoverato in condizioni estremamente critiche all’ospedale di Circolo di Varese, senza essersi più ripreso e quindi poter sapere della scomparsa della moglie, sono purtroppo ulteriormente peggiorate. Il cugino Carlo, invece, sta meglio ed è miracolosamente fuori pericolo.