
“Sulla difficoltà di dire la verità“ di ErosAntEros, in scena l’11 settembre
Ci si vede ai Chiostri. Il tempo di disfare la valigia. O forse di sorprendersi di essere sopravvissuti a questo agosto (milanese). E subito arriva il primo appuntamento al Teatro Fontana. O meglio: nel suo angolo brabantesco dedicato al fresco e alla riflessione e al silenzio. Per così dire. Dove ormai da tempo la stagione in via Boltraffio si apre en plein air con una manciata di proposte legate alla nuova drammaturgia, alla ricerca, ai progetti site specific.
Mai come quest’anno. Visto che la direzione di Ivonne Capece ha deciso di puntare forte su “Chiostri Suite“, con un cartellone di ben otto titoli che accompagneranno dal 4 settembre al 19 ottobre. Rassegna quindi corposa. Di ottimi nomi. Che anticipa tutto il buono che ci si attende da “Welcome to Italy“, la nuova stagione in Isola. Quella della conferma. "È una rassegna dalla traiettoria volutamente frastagliata – sottolinea Capece – una mappa di visioni che attraversa codici popolari, ritualità collettive, slanci lirici e gesti performativi radicali. Alcuni lavori affondano nelle matrici popolari e nei loro simboli; altri sfidano la scena con linguaggi originali, ibridi, non riconciliati. Chiostri Suite si conferma come spazio di attrito e riflessione".
S’inizia il 4 con un frammento di Calabria: “Re Pipuzzu fattu a manu“. Un lavoro di Dario De Luca (Scena Verticale). Una fiaba. Per celebrare il femminile e la caparbietà della protagonista, che decide di impastarsi da sola lo sposo ideale. Bel rischio. Di solito finisce che manca il sale. Secondo appuntamento l’11 e il 12 settembre con “Sulla difficoltà di dire la verità“ di ErosAntEros, già intravisto alla Contraddizione. Performance sonora-vocale firmata da Davide Sacco e Agata Tomsic. Dove si ragiona di propaganda, militanza, poesia. In una cornice teorica che muove da Brecht a Walter Benjamin. A seguire “Lingua“, progetto che come immaginario sembra rifarsi invece a Marima Abramovic. Con Chiara Ameglio a chiedere agli spettatori di scrivere sul suo corpo. In un contatto diretto. Ritualistico. Inedito.
Interazione di cui si alimenta anche “Dal sottosuolo“ di Barbara Mazzi e Francesco Gargiulo per Il Mulino di Amleto. Un’ampia riflessione morale, post-moderna, di matrice dostoevskijana. Ad ottobre l’altra metà della rassegna con la feroce riflessione politica de “La presidente“ firmato da Elena Cotugno e Gianpiero Borgia; la bizzarra performance multisensoriale “Odorama“ di Antoine Neufmars; il concerto-training “Songs“ del grotowskiano Thomas Richards; “Se si ha l’amore in corpo non serve giocare al flipper“, imperdibile omaggio di Phoebe Zeitgeist al suo Fassbinder. Performance itinerante, visionaria, furiosa. Diretta da Giuseppe Isgrò. Che ha trovato una prima, temporanea forma a inizio luglio, negli spazi del Pac.
Diego Vincenti