Monza, ucciso a coltellate per la cocaina: nuova condanna per i baby killer al processo bis

Pena leggermente diminuita (12 anni e 10 mesi rispetto a 14 anni e 4 mesi) ma nessuno sconto per infermità mentale come chiesto dalla difesa

I baby killer ripresi dalle telecamere

I baby killer ripresi dalle telecamere

Monza, 12 marzo 2024 - Pena lievemente diminuita per le attenuanti ritenute prevalenti sulle aggravanti, ma niente 'sconto' per infermità mentale e neanche messa alla prova per i due baby killer che il 30 novembre 2020, a 14 e 15 anni, hanno inferto più di 30 coltellate a Cristian Sebastiano, 42 anni, di fronte alla sua abitazione delle case popolari e gli hanno rapinato una dose di cocaina.

La sentenza di condanna a 12 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione è stata decisa dalla Corte di Appello dei minori di Milano nel processo bis disposto dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato la sentenza della prima Corte di Appello minorile di conferma della condanna di primo grado a 14 anni e 4 mesi di reclusione con il rito abbreviato inflitta dal Tribunale per i minori di Milano.

La motivazione era che i giudici di appello "in assenza di un adeguato supporto scientifico" avevano "disatteso le conclusioni della perizia psichiatrica svolta da un esperto nominato dalla stessa Corte minorile secondo cui le condizioni di disagio psichico" dei due baby killer risultavano "incidere sulla loro capacità di intendere e di volere".

Erano stati gli avvocati Maurizio Bono e Renata D'Amico di Monza, difensori dei due minorenni, a chiedere di approfondire la questione sulla presunta infermità mentale dettata dalle condizioni disagiate di crescita personale e dall'abuso di sostanze stupefacenti fin dalla pubertà. La Corte di Appello aveva nominato un perito psichiatrico, che aveva concluso per una "largamente scemata capacità di intendere e di volere". Secondo i giudici di appello, invece, non risultavano provate "compromissioni psicopatologiche". Il nuovo collegio di giudici di appello ha disposto una nuova perizia psichiatrica, che invece ha escluso per entrambi incapacità, anche parziali, di intendere e di volere al momento del fatto o incapacità di rendersi conto di quanto commesso.

Per quanto riguarda la presunta intossicazione cronica di droga, assunta da quando erano preadolescenti, i periti hanno escluso danni cognitivi che possano indicare una compromissione del funzionamento mentale. I due ragazzi sono stati nel frattempo scarcerati per la scadenza dei termini di custodia cautelare e torneranno eventualmente in carcere solo a sentenza definitiva.