Monza, il papà del pusher ucciso con 30 coltellate dai baby killer: “Temo possano farla franca”

Sono passati tre anni dall’omicidio dello spacciatore di San Rocco. Michele Sebastiano e la moglie Patrizia: “processi, cavilli e rinvii sono una tortura”

I due baby killer e Christian Sebastiano, la vittima
I due baby killer e Christian Sebastiano, la vittima

MONZA – “Temiamo che alla fine non venga fatta giustizia". Non si dà pace Michele Sebastiano. Da tre anni "io e mia moglie Patrizia combattiamo tra attese, rinvii, condanne e assoluzioni. E alla fine la paura è che per il brutale omicidio di mio figlio non paghi nessuno". Suo figlio si chiamava Cristian. È stato ammazzato con una trentina di coltellate sotto i portici delle case popolari di via Fiume, a San Rocco, la mattina del 29 novembre del 2020 da due ragazzini del quartiere, allora di 14 e 15 anni.

Hanno sempre sostenuto che volessero solo rapinare la vittima della droga che aveva in tasca e ora sono in attesa di un secondo processo d’appello, dopo l’annullamento in Cassazione delle precedenti condanne a 15 anni. Mentre l’amico di Cristian, Giovanni Gambino, considerato il presunto mandante dell’omicidio, è stato assolto in Appello per mancanza di prove dopo due anni e mezzo di carcere e una condanna a 30 anni in primo grado.

"Ora attendiamo gli sviluppi dell’appello bis del 26 gennaio che darà gli esiti della perizia psichiatrica sui due esecutori materiali dell’omicidio – continua papà Michele –. La procura di Monza ha già comunicato di essere pronta ad andare in Cassazione, ma il rischio vero è che alla fine la facciano tutti franca. Non è mica facile riuscire a sopportare tutto questo. A livello morale e fisico lo paghiamo io, mia moglie, i miei figli e le persone che hanno voluto bene a Cristian".

Amici e anche semplici conoscenti che venerdì sera si sono ritrovati al Centro civico di San Rocco per stringersi alla famiglia di Cristian nella piccola “cerimonia“ che ogni anno, dal giorno dell’omicidio, organizzano per non dimenticare quel ragazzo un po’ difficile, ma a cui tutti volevano bene. "Cristian era protettivo e buono d’animo – ricorda la sorella Giorgia –. Di lui colpiva la risata, sorrideva spesso, era solare. Ha fatto i suoi errori, faceva uso di droga ed è stato in carcere più volte per spaccio e altri reati minori, ma i suoi errori li pagava tutti su di sé, senza far del male agli altri. Era genuino".

"Mio figlio era gentile di natura – aggiunge la madre Patrizia –, aiutava spesso le persone anziane a portare fuori i sacchi della spesa. E anche in carcere, a Monza, gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno sempre descritto come una persona molto educata e rispettosa". "Cristian era un bonaccione, uno che non ha mai infastidito nessuno – assicurano gli amici Bufalo e Jennifer, vicini di casa di una vita –. Per noi è stato uno di famiglia". "Era dolce, premuroso, di una grande intelligenza emotiva – aggiunge Chiara, un’altra amica –, manca oggi come tre anni fa".