Processo ‘Mensa dei poveri’, da parte di Lara Comi “una gestione illecita dei fondi dell’Europarlamento”

Le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano ha condannato l’europarlamentare a quattro anni e due mesi. Lei replica: “Mai partecipato ad accordi corruttivi”

Lara Comi
Lara Comi

Milano –  “Tutto il percorso 'europeo' della Comi è stato caratterizzato, sin dall'inizio, da una gestione illecita del regime delle erogazioni da parte del Parlamento e da palese e consapevole violazione di tutte le regole scritte. Il suo comportamento processuale è stato solo apparentemente collaborativo, posto che tutte le sue impostazioni difensive sono state smentite dagli atti". In 650 pagine i giudici del Tribunale di Milano hanno illustrato le motivazioni della sentenza di condanna – lo scorso 2 ottobre – a carico dell'esponente politica di Forza Italia Lara Comi a quattro anni e due mesi nel processo ribattezzato 'Mensa dei poveri' che ha visto imputati politici e imprenditori per un presunto giro di tangenti.

Nel provvedimento, che nega le attenuanti generiche, si evidenzia come "Comi e la sua famiglia hanno illecitamente incamerato nel tempo una parte dei profitti truffaldini, per la somma di 354.342,39 euro, e in più nel primo anno la madre della Comi ha usufruito di somme notevoli (oltre 120.000 euro) non erogabili stante il palese conflitto di interessi". Per la corte, "il complesso del danno cagionato alle casse del Parlamento europeo, nel periodo precedente ai fatti per cui interviene condanna, è molto maggiore", perché deve tenersi conto del complesso dei rapporti contrattuali del primo periodo "(quasi 600.000 euro)" a cui vanno aggiunti i danni cagionati dai successivi rapporti contrattuali "la cui evanescenza, e la correlata necessità di approfondimenti, è stata messa in evidenza" dai giudici. Che osservano anche che l'esponente di Fi, “dal novembre 2022 è ritornata ad essere parlamentare Europeo, e lo è tuttora nonostante la mala gestio che gli atti hanno messo in evidenza”.

Le accuse 

L'esponente di Forza Italia nel novembre 2019 era finita agli arresti domiciliari, poi revocati, con le accuse di corruzione, false fatturazioni e truffa ai danni dell'Europarlamento.

La replica di Comi

"Sono innocente! Mai preso fondi europei per me e per la mia famiglia, né mai ho partecipato ad accordi corruttivi". Così la stessa Comi, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna. "Ritengo che la sentenza sia ingiusta e contraddittoria: l'affermazione di responsabilità si fonda solo su elementi indizianti opinabili. Quanto sopra sarà dimostrato nell'atto di appello che il mio difensore presenterà". Secondo l'avvocato Gian Piero Biancolella, difensore di Comi, "dalla lettura della sentenza emerge come non siano stati tenuti in debita considerazione i criteri indicati dalla Suprema Corte di Cassazione in tema di valutazione degli indizi". Una sentenza, quindi, ha concluso, Biancolella, "che offre ampi spazi argomentativi in fatto e in diritto per richiedere, con l'atto di appello, il riconoscimento dell'innocenza dell’onorevole Comi dalle accuse per le quali è stata inflitta una condanna che è certamente ingiusta e priva di solido supporto probatorio”.

A Biancolella "desta particolare perplessità e stupore l'inutile coinvolgimento della madre dell'onorevole Comi nelle motivazioni della sentenza. Nel corso del dibattimento è stato infatti ampiamente dimostrato che l'assunzione di quest'ultima, quale assistente parlamentare, è il frutto di un errore del terzo erogatore e che in ogni caso l'ammontare di quanto erroneamente percepito è stato interamente restituito al Parlamento europeo dal terzo erogatore".