Il trapper Jordan Jeffrey Baby morto in carcere. Il padre: “Non si è suicidato”

Intanto la Procura di Pavia ha aperto un’indagine e disposto l’autopsia sul cadavere del 26enne di Bernareggio

Jordan Tinti è stato trovato morto nel carcere di Pavia

Jordan Tinti è stato trovato morto nel carcere di Pavia

Bernareggio (Monza), 13 marzo 2024 – “Le cose non sono andate così, ma sono troppo scosso in questo momento per parlare, sono davanti al mio avvocato". Non crede al suicidio e annuncia querela per questa morte in carcere di Roberto Tinti, 55 anni, il papà di Jordan, il trapper 26enne di Bernareggio in arte Jordan Jeffrey Baby trovato impiccato martedì alla 1.30 alle sbarre della sua cella nella casa circondariale di Pavia. 

Ieri il genitore, che ha cresciuto da solo il figlio dall’età di un anno e mezzo dopo che la mamma sinti se ne è andata, si è incontrato con il legale di Jordan, Federico Edoardo Pisani, e insieme hanno deciso di procedere con una denuncia contro ignoti.

“Aveva progetti per il futuro, voleva fare delle pubblicazioni, aveva preso contatti con un ragazzo che fa musica – racconta l’avvocato –. E comunque ci sono circostanze che meritano approfondimento”. Oggi è atteso dal pm della Procura di Pavia che ha già aperto un’indagine e disposto l’autopsia. Il magistrato ha già acquisito le querele in cui Jordan era parte civile.

Una per maltrattamenti che avrebbe subìto quando era in cella con il coimputato trapper Traffik, romano di 26 anni, per avere aggredito in Brianza con insulti razzisti un operaio nigeriano, per cui il processo è in corso. E l’altra come vittima di una presunta violenza sessuale commessa da un successivo compagno di cella a Pavia, per cui è stata presentata opposizione alla richiesta di archiviazione.

"L’hanno riportato nello stesso carcere, deve essere stato come tornare all’inferno", sostiene ora il legale. Il 26enne aveva già tentato due volte di togliersi la vita in cella. A febbraio l’avevano trovato per terra con una ferita alla testa, privo di sensi dopo la caduta perché il cappio si era allentato. Accanto una lettera al padre.

“Ho ceduto e perso la mia più importante battaglia: quella contro la depressione, che mi affligge da mesi ormai. Scusa per non essere mai riuscito ad essere il figlio perfetto né tanto meno mai un buon figlio”, scriveva Jordan. L’avvocato era riuscito a farlo entrare in una comunità terapeutica.

“Ero riuscito a dimostrare che la carcerazione era di grave pregiudizio per lui, per lo stato di tossicodipendenza e per la situazione di abusi che denunciava”, dice l’avvocato secondo cui al Sert di Pavia, che avrebbe dovuto seguire Jordan, “ho presentato cinque email ma non hanno mai risposto, avevo chiesto un sollecito al Tribunale”.

Ma in comunità il trapper era stato trovato in possesso di un telefonino e un pacchetto di sigarette non permessi dal regolamento e il magistrato di sorveglianza ha sospeso l’affidamento e l’ha rimandato in carcere. “Pare abbia detto che erano suoi, ma non si sa neanche se è davvero così”, conclude Pisani.