Arrestato l’architetto Massimo Gentile: a Limbiate municipio blindato. I reparti speciali a caccia di prove

Era a capo dei Lavori pubblici. È accusato di essere stato uno dei fiancheggiatori del boss della mafia Matteo Messina Denaro. In Comune sportelli chiusi e perquisizioni nel suo ufficio al primo piano

Il Municipio di Limbiate

L’arresto di Massimo Gentile, l’architetto a capo dei Lavori pubblici. Sportelli chiusi e perquisizioni nel suo ufficio al primo piano.

I carabinieri del Ros si sono presentati in municipio a Limbiate ieri mattina all’orario di apertura degli uffici. Sono andati dritti al primo piano, nell’ufficio dell’architetto Massimo Gentile, responsabile del servizio Lavori Pubblici. Qualche ora prima erano stati a Solaro, dove Gentile vive dal 2022 insieme alla moglie e ai tre figli piccoli. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di essere stato uno dei fiancheggiatori del boss della mafia Matteo Messina Denaro. Uno di quelli che ha contribuito a garantirgli una lunga latitanza. C’era sgomento ieri mattina in Comune. I dipendenti, tutti chiusi all’interno dei propri uffici, gli sportelli al piano terra chiusi al pubblico. Verso le 11.30, dopo oltre tre ore trascorse a passare al setaccio i faldoni trovati nell’ufficio di Gentile, i carabinieri del reparto speciale sono usciti dal municipio portando via documenti e anche un computer sequestrato nella stanza dell’architetto. Massimo Gentile, nato ad Erice in provincia di Trapani nel 1972, nel 2016 risulta sospeso dall’ordine degli architetti di Trapani per motivi disciplinari e per questo nel 2018 non dispone dei requisiti per il concorso bandito dal Comune di Castenedolo (Bs). Nel 2019, invece, viene assunto nel Comune di Limbiate dove si insedia il primo marzo del 2019 come istruttore tecnico categoria C e dal primo settembre 2020 come istruttore direttivo tecnico categoria D.

Da novembre 2021 gli viene conferito l’incarico di posizione organizzativa nonché la responsabilità dei procedimenti relativi al Servizio Lavori Pubblici. Secondo quanto emerso dalle indagini, il documento di identità di Massimo Gentile è quello utilizzato da Messina Denaro per acquistare un’automobile e una moto, ma anche per stipulare polizze di assicurazione, tra Campobello di Mazara e Castelvetrano, in provincia di Trapani dove si muoveva regolarmente Messina Denaro e dove aveva vissuto Gentile prima di trasferirsi al Nord, prendendo casa prima a Limbiate e poi a Solaro.