
Dopo aver gestito la mensa dei poveri al Santuario delle Grazie è arrivato il trasferimento al convento di Peschiera del Garda "Facevo il falegname e stavo per sposarmi, ma una voce mi ha chiamato".
Monza – A Monza, a suo modo, è diventato una celebrità. Sguardo aperto, sorriso sempre pronto, una voce apprezzatissima quando si tratta di cantare. E quel senso di umanità indispensabile non solo per essere un buon frate, ma soprattutto per gestire e trovare sempre una parola di conforto in un ambiente così impegnativo come una mensa dei poveri. Dopo sei anni, frate Celestino Pagani, del Santuario (francescano) Santa Maria delle Grazie, saluterà. In punta di piedi. Il Capitolo generale del suo ordine, come è prassi, ha deciso di mandare altrove lui e altri due confratelli. "A Monza è stata una bella esperienza, ero arrivato nel 2019, e mi sono fatto in pieno l’epoca dell’emergenza Covid, con tutte le difficoltà che ha comportato". Quando anche aprire la mensa dei poveri era vietato, ma per sostenere i tanti ospiti che avevano e hanno il Santuario monzese come punto di riferimento i frati si sono inventati i pacchi con il cibo da portare a casa. "Alla mattina ci mettevamo tutti in cucina, visto che anche i volontari non potevano più venire a darci una mano, e preparavamo da mangiare. E gli ospiti venivano a ritirarlo al nostro portone". "A Monza ho trovato tanta generosità, contrariamente all’idea che i monzesi siano un po’ freddi, a me hanno sempre aperto il cuore... e anche il portafogli". Un passo indietro.
Vocazione tardiva?
"Ho 52 anni, sono di Sant’Angelo Lodigiano, e fino a 31 anni non avevo la minima intenzione di prendere i voti. Anzi, avevo la fidanzata, ero andato a vivere da solo e progettavamo di sposarci".
Poi, la chiamata.
"Il miracolo di San Francesco. Lavoravo come falegname, per 15 anni avevo fatto porte e serramenti: io e lo studio non eravamo tanto amici, infatti mi ero fermato alla terza media. Anche se per fortuna il Signore mi ha donato tanto spirito di adattamento e quando è stato necessario rimettermi a studiare per diventare frate, pur con un po’ di fatica ci sono riuscito…".
Torniamo alla vocazione.
"È stata un miracolo. Attraversavo un momento difficile di salute. Dovevo sottopormi a un esame delicato alla spina dorsale per i miei problemi alla schiena e andai ad Assisi in pellegrinaggio alla chiesa di San Damiano, chiesi a un frate di pregare per me e quando tornai per ringraziare, visto che l’esame era andato bene, ebbi...".
Una visione?
"Era il 21 novembre 2005. E nella chiesa, mentre si recitava il Padre Nostro, sentii una voce che mi diceva “Molla tutto e seguimi”...".
Però...
"Può essere difficile da credere, certo frequentavo già la parrocchia e ho sempre creduto in Dio, ma a distanza di oltre 20 anni beh, sono ancora qui che faccio il frate e ne sono convinto e soddisfatto. Anche se le difficoltà ci sono sempre, non va sempre tutto liscio come l’olio, devi imparare ad andare d’accordo con i tuoi confratelli ad esempio, che hanno età e provenienze diverse dalle tue, devi cercare di andare d’accordo con caratteri diversi, ma è una sfida che ti mette sempre in gioco e vale la pena di essere vissuta. A Monza siamo una comunità abbastanza giovane, 9 frati fra i 31 e 74 anni".
E la fidanzata?
"Quando ho fatto questa scelta ovviamente l’ho mollata, eravamo assieme da due anni e mezzo e progettavamo il matrimonio. Non è stato semplice, non l’ha presa bene, ci ho messo parecchi anni per ricucire e recuperare quel rapporto".
E a casa?
"Sono figlio unico e all’inizio non è stato semplice nemmeno per i miei genitori, che ora sono morti: all’inizio fu dura, si aspettavano che mettessi su famiglia e gli dessi dei nipotini. Mio padre era un mungitore di vacche lodigiano, mia madre era una casalinga abruzzese, temevano di perdermi, quando invece la religione predica il rispetto per i genitori. La mia famiglia era fatta da gente umile… ma poi si è rasserenata: quando ha capito che ero felice e stavo bene".