Monza, recuperato un prezioso dipinto rubato 50 anni fa: l’opera riconsegnata ai Musei Civici

L’opera trafugata è un olio su tavola e raffigura il Colosseo. Risale al Seicento

L'opera ritrovata a Monza

L'opera ritrovata a Monza

Monza, 11 marzo 1974 – Un furto che allora fece scalpore per portata e perizia di esecuzione – lasciando un enorme buco sulla parete a cui era affisso – ma che ora, a distanza di 50 anni, vede la città finalmente risarcita almeno di uno degli undici importanti quadri che furono trafugati da ladri mai identificati.

Il furto del dipinto

È stato riconsegnato oggi ai Musei Civici di Monza, grazie alle verifiche condotte dai Carabinieri del nucleo Tpc (Tutela del patrimonio culturale) di Monza, un dipinto risalente alla metà del ‘600, raffigurante il Colosseo, di cui si erano perse le tracce nella notte tra il 6 e 7 giugno 1974.

L’opera, che all’epoca era custodita nella Pinacoteca Civica della Villa Reale di Monza (poi dismessa nel 1984 a causa del degrado strutturale dei locali), era stata sottratta, insieme ad altre dieci tele d’autore, per un valore stimato di circa 10 milioni di lire.

La tela in vendita su un sito di casa d’aste

Le verifiche condotte dai Carabinieri attraverso la consultazione della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti (il più grande database al mondo di opere d’arte rubate, gestito dal Comando Tpc), hanno così consentito di accertare la corrispondenza tra la tavola in vendita sul sito di una casa d’aste milanese a 8 mila euro, e quella censita nel sistema informatico.

Le indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria di Varese, hanno consentito di confermare in pieno l’ipotesi investigativa e accertare che quanto avevano individuato nella rete fosse proprio ciò che era stato trafugato da Monza da scaltri “Lupin” dell’arte nel giugno del ‘74.

Le indagini dei carabinieri

“La restituzione del dipinto consente di ricontestualizzare, dopo 50 anni, un’opera pittorica di assoluto pregio, che ora potrà essere valorizzata permettendo di essere nuovamente ammirata dai visitatori e dagli appassionati d’arte” ha commentato soddisfatto il tenente colonnello Claudio Sanzò, comandante del nucleo Tpc di Monza.

"Per questo motivo, l’attività condotta dai Carabinieri Tpc, guidata dal vicebrigadiere Andrea Galli, e dall’appuntato Giovanni Petrillo, acquisisce un valore inestimabile – ha continuato Sanzò –  restituendo il vero valore a questo bene culturale che, come recita l’articolo 2 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, è un oggetto che rappresenta testimonianza avente valore di civiltà. Ogni volta che qualcuno considera questi beni solo come oggetti da vendere sottraendoli dal loro contesto storico e dalle loro origini, cancella la loro eredità culturale, ovvero il loro vero valore, impoverendo così tutti noi”.

Il dipinto trafugato nel 1974
Il dipinto trafugato nel 1974

La descrizione dell’opera

“Il dipinto, un olio su tavola 40x60, rappresenta una veduta del Colosseo dalla parte più diroccata, con l’edificio in stato di abbandono ricoperto in parte dalla vegetazione” spiega Francesca Milazzo, critica d’arte e responsabile dei servizi educativi dei Musei civici di Monza.

Sul lato destro del quadro appare una parte di colonnato classico dell’Arco di Costantino, anch’esso in rovina, mentre sullo sfondo, a sinistra, si nota parte di un muraglione e un piccolo edificio, simile a una porta o a una facciata di chiesa di gusto barocco, con volute e timpani triangolari. Sicuramente è da considerarsi un pezzo significativo della nostra collezione cittadina”.

L’opera è pervenuta al Comune di Monza dal lascito testamentario del 1923 di Eva Galbesi Segrè, grande collezionista d’arte milanese che visse a Monza nell’ultima parte della sua vita, senza indicazioni sull’autore. Si trovava in origine nell’inventario privato (contenente in tutto 1500 opere) della donna, sito nel suo villino liberty di viale Cesare Battisti.

Dopo il passaggio di proprietà al Comune, l’opera non risulta esposta fino al 1945, data in cui risulta messa in mostra nella Pinacoteca della Villa Reale. Successivamente gli inventari segnalano alcuni spostamenti all’interno delle sale, fino al furto denunciato il 7 giugno 1974.

Le ipotesi di attribuzione

Luciano Caramel nel 1981 è il primo ad avanzare un’ipotesi attributiva nel suo catalogo delle opere dei Musei Civici, suggerendo l’ambito di François Didier de Nomé, detto Monsù Desiderio, pittore di origini francesi ma attivo in Italia e in particolare a Napoli nei primi decenni del Seicento.

“Dalle nostre verifiche parrebbe però improbabile questa attribuzione – precisa la Milazzo –. Altre opere di Desiderio coeve a questa risultano molto diverse per stile: sono vedute lontane, notturne e bizzarre. Il dipinto sembra ragionevolmente da collocare nell’ambito di una bottega romana di metà Seicento, nel contesto della fortunata produzione di vedute e capricci che traggono ispirazione dalle vestigia dell’antichità classica, spesso collegata a pittori di origine nordica trapiantati a Roma”.

La nuova esposizione del quadro

“La restituzione della tavola ai Musei Civici consentirà la sua esposizione temporanea al pubblico negli spazi della sede di via Teodolinda già dal mese di aprile, dopo un’accurata operazione di manutenzione – spiega l’assessora alla Cultura di Monza Arianna Bettin – Seguirà un’attività di ricerca e studio da parte del personale scientifico del museo, finalizzata a una più precisa collocazione storico-artistica dell’opera e alla possibilità di avanzare nuove ipotesi di attribuzione”.