ANDREA SPINELLI
Cultura e Spettacoli

Il “Dream Tour” di Raphael Gualazzi accende il Carcano: “Celebro il sogno, vivo l’attimo”

Con quattro “musicisti favolosi”, l’artista arriva sul palco milanese. E annuncia: “Tra me e il mondo del cinema stanno per accadere tante cose”

Raphael Gualazzi

Raphael Gualazzi

Milano – Dopo il debutto dell’altra sera al San Domenico di Crema, il Dream Tour di Raphael Gualazzi arriva domani a Milano sul palco del Carcano. "Ovviamente il mio nuovo progetto discografico ‘Dreams’ rappresenta un po’ il cuore dello spettacolo, che affronto con quattro musicisti favolosi che conosco da vent’anni ma con cui ho cominciato a collaborare nel 2014, quali Gianluca Nanni alla batteria, Michele “Mecco” Guidi all’organo Hammond, Luigi Faggi alla tromba e Anders Ulrich al contrabbasso" spiega. "Oltre all’apporto strumentale, partecipano vocalmente allo spettacolo con delle armonizzazioni particolarissime che mettono sotto una nuova luce pure alcuni miei brani del passato".

Da cosa nasce un disco come “Dreams”?

"Questo lavoro, più di quelli che l’hanno preceduto, intende celebrare il sogno. Perché è attraverso la trascendenza onirica che ritroviamo la dimensione presente. In una società distratta dal digitale come la nostra, finiamo spesso col perderci in mondi paralleli dimenticando la preziosità dell’attimo, del sorprendersi vivendo l’attimo".

I sogni sono di diversa natura.

"Ci sono quelli premonitori, intimi, guaritori, nel cassetto, ad occhi aperti, addirittura sociali come ci ricordava Martin Luther King. E tutti fanno parte del nostro vivere".

In concerto il nuovo legame con Cam, etichetta specializzata in colonne sonore, la spinge pure verso rivisitazioni di musica da cinema?

"C’è una musica di Armando Trovajoli intitolata ‘Jumping’, scritta per ‘Il vedovo’ di Dino Risi con Alberto Sordi, su cui Emma Morton ha scritto un testo. Musica bellissima, spesso ispirata ai vari Morricone, Piccioni, Umiliani, Ortolani, dai grandi compositori americani dell’epoca come Ellington o Gillespie. Molto stimolante entrare in contatto con la loro musica".

Com’è nato il suo rapporto col grande schermo?

"Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica da film nel 2015 grazie a Pupi Avati, scrivendo le musiche del suo ‘Un ragazzo d’oro’. Prima ancora avevo collaborato con la Cineteca di Bologna musicando dal vivo in tempo reale un cortometraggio muto degli Anni 30 di Charles Bowers. Altra esperienza super stimolante è stata scrivere le musiche di ‘Mi pequeño Chet Baker’, cortometraggio in bianco e nero di Mauro Diez presentato nella sezione ‘Onde corte - Panorama Italia di Alice nella città’ dell’ultima Festa del Cinema di Roma. Ma tra me e il mondo del cinema stanno per accadere tante altre cose".