Prima della Scala, anche Liliana Segre sul Palco Reale. L’invito dopo le polemiche

Il sindaco di Milano aveva rifiutato il posto con La Russa, Salvini e Casellati: "Vado a sedermi in platea per avere al mio fianco la senatrice a vita". Poi il chiarimento con il presidente del Senato. "Nessun intento politico"

Giuseppe Sala e Liliana Segre
Giuseppe Sala e Liliana Segre

Uno strappo istituzionale e un attacco al Governo Meloni, anzi no. Il sindaco di Milano e presidente della Fondazione scaligera Giuseppe Sala che rinuncia al Palco Reale dove alla Prima della Scala di stasera sono attesi il presidente del Senato Ignazio La Russa e i ministri di centrodestra Matteo Salvini, Gennaro Sangiuliano ed Elisabetta Casellati per sedersi in platea al fianco della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah. L’"ipotesi concreta" – come la definivano da Palazzo Marino ieri nel primo pomeriggio, dopo alcune indiscrezioni giornalistiche – di un Sala in platea con la Segre, viene smentita e ribaltata nel giro di poche ore.

Alla fine, Sala e Segre oggi alle 18, orario di inizio del Don Carlo di Giuseppe Verdi, saranno vicini, sì, ma sul Palco Reale. Il sindaco sarà affiancato dalla compagna Chiara Bazoli, la senatrice a vita dalla figlia Federica Belli Paci, che avrà vicino La Russa, a sua volta di fianco alla moglie Laura Di Cicco. Nessuno strappo istituzionale, nessun attacco al Governo da parte del sindaco targato centrosinistra. Uno scenario che La Russa, venuto a conoscenza delle iniziali intenzioni di Sala, aveva già provato a disinnescare con una dichiarazione all’ora di pranzo: "Sarei felice se la senatrice a vita Segre domani (oggi, ndr) fosse presente sul palco d’onore della Scala, anche per ribadire la speranza di pace in Medio Oriente".

Ma cos’è successo dalla prima "ipotesi concreta" di un Sala distinto e distante da presidente del Senato e ministri alla composizione bipartisan del Palco Reale? Il sindaco, alle 17, a margine dell’inaugurazione dell’albero di Natale in Piazza Duomo, smentisce intenti polemici: "Io in platea? Io ho espresso solo il desiderio di aver la senatrice Segre al mio fianco. Non credo che sia nel mio interesse fare polemica nel giorno di Sant’Ambrogio. Però volevo e voglio avere la Segre al mio fianco, perché credo che in questo momento più che mai, simbolicamente, sia una cosa importante".

Sala parla di "messaggio politico" incarnato dalla storia stessa della Segre, una presenza, quella della senatrice ebrea, capace di "far riflettere sulla tragedia che sta succedendo in Medio Oriente". Il primo cittadino, un’ora dopo, a margine del discorso dell’arcivescovo Mario Delpini nella Basilica di Sant’Ambrogio, aggiunge che "con La Russa ho parlato e lui può testimoniare che il mio non era un intento polemico, ma la volontà di dare una testimonianza di quello che Milano vuol essere in una giornata così importante per la città".

Su quanto accaduto, però, c’è anche un’altra versione. L’idea di Sala di sedere in platea con la Segre sarebbe nata dopo che il sindaco è venuto a conoscenza dell’iniziale disposizione della prima fila del Palco Reale, tutta al maschile, o quasi: il sindaco sarebbe stato affiancato da La Russa, Salvini, Sangiuliano e Casellati. Un’immagine da evitare in tempi di polemiche sul patriarcato. La convulsa giornata era partita con un comunicato di Cgil e Anpi che avevano annunciato che non avrebbero partecipato "ad alcun cerimoniale di saluto istituzionale rivolto a chi non ha mai condannato il fascismo, le sue guerre coloniali, l’alleanza e la sudditanza al nazismo che ha generato leggi razziali e tanto lutto e miseria al popolo italiano". Il comunicato era intitolato: "I fascisti non sono graditi alla Scala". Una presa di posizione politica, questa sì, contro il presidente del Senato e il Governo Meloni.

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