Premio Bagutta 2024, il vincitore è Gianni Biondillo con “Quello che noi non siamo”

L’architetto e scrittore delle vicende dell’Ispettore Ferraro ha riletto la storia del ventennio fascista attraverso i suoi architetti e i loro edifici che ancora oggi possiamo ammirare

Gianni Biondillo, autore di "Quello che noi non siamo"

Gianni Biondillo, autore di "Quello che noi non siamo"

Milano, 31 gennaio 2024 – Ci sono premi che, nonostante siano antichi, non subiscono l’avanzare del tempo, ma anzi riescono a trovare una chiave sempre attuale. È il caso del premio letterario Bagutta, il più antico riconoscimento letterario italiano, che nonostante i suoi 98 anni di storia quest’anno è stato conferito a una tematica ormai centenaria ma oggi più attuale che mai. “Quello che noi non siamo” edito da Guanda e scritto da Gianni Biondillo è il vincitore del premio 2024 che ripercorre la storia degli architetti milanesi sotto la dittatura fascista.

“Quello che noi non siamo” di Gianni Biondillo

La storia italiana degli anni del fascismo e del dopoguerra è una ferita che non è ancora rimarginata e di cui la corrente letteraria ne ha fatto quasi un genere, per non lasciare che una storia ormai passata rimanesse solo nella memoria di chi ha vissuto in quel periodo.

Anche per Gianni Biondillo, milanese di 58 anni, l’intento è stato quello di correlare la propria formazione al periodo della dittatura fascista. Lo scrittore è infatti anche architetto e in “Quello che noi non siamo” ha ripercorso la figura dell’architetto milanese nel ventennio mussoliniano, un’epoca in cui il termine “archistar” per com’è conosciuto oggi non esisteva, ma il concetto sì. 

Erano gli anni di Giuseppe Pagano, Piero Bottoni, dello studio BBPR: all’ombra della Madonnina l’architettura aveva sicuramente le sue carte vincenti ma come si sono potuti muovere gli artisti all’interno di un regime così opprimente? Alla domanda cerca di rispondere Biondillo nella sua ricostruzione, supportata dalle proprie competenze (una laurea al Politecnico), da ricerche, colloqui con i principali studiosi e gli eredi dei protagonisti, ma soprattutto raccontata con una passione ricercata. Biondillo rilegge la storia del ventennio attraverso gli edifici e i monumenti che hanno caratterizzato quell’epoca ma che sono arrivati fino a noi.

Tra la giuria anche Umberto Galimberti e Eva Cantarella

La giuria ha particolarmente apprezzato questo sguardo innovativo sulla storia del fascismo e ha scelto di premiare il lavoro di Biondillo, già conosciuto come scrittore grazie alle vicende dell’Ispettore Ferraro. La giuria è presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti, segretario Andrea Kerbaker e composta da Marco Amerighi, Rosellina Archinto, Eva Cantarella, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Davide Mosca, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Roberta Scorranese, Alessandra Tedesco, Valeria Vantaggi e Orio Vergani.

Il premio verrà assegnato nella sede di via De Grassi messa a disposizione da Francesco Micheli, storico sostenitore del Bagutta e consegnato nella prima domenica di febbraio, il giorno 4, durante la tradizionale cena su invito. Insieme a “Quello che noi non siamo” verrà premiata anche la vicentina Giulia Scomazzon per l’opera prima, con “La paura ferisce come un coltello arrugginito”, edito da Nottetempo.

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