
William Anzaghi in un momento felice con la sua bambina Edith
La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 12 anni di carcere per Patrizia Coluzzi, attualmente detenuta nella Rems di Castiglione delle Stiviere. La 45enne, già madre di due gemelli avuti da una precedente relazione, la notte fra il 7 e l’8 marzo del 2021 uccise la figlia Edith, di soli due anni, soffocandola con un cuscino nell’appartamento a Cisliano dove viveva con il marito. Il sostituto pg Massimo Gaballo e la difesa avevano chiesto l’assoluzione, ma i giudici hanno confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Pavia, così come i risarcimenti per le parti civili, il padre della bambina e i nonni paterni, assistiti dagli avvocati Enrico Loasses e Michele Cinquepalmi.
Una perizia disposta dalla Corte d’Assise di Pavia, nel processo di primo grado, aveva ritenuto la donna seminferma di mente. Patrizia Coluzzi avrebbe ucciso la figlia a causa del profondo disagio emotivo che stava vivendo in quel periodo. Quella drammatica notte fu la donna stessa a far scattare l’allarme e i soccorsi purtroppo inutili, con una telefonata al padre dal quale si stava separando: "Tua figlia non esiste più. Caro marito, adesso vai pure a denunciarmi anche per sequestro di minore”.
Milano, 17 ottobre 2024 – “Ero preoccupato che la situazione si potesse ribaltare. Ho sudato freddo. Una sentenza meno dura o, addirittura, un’assoluzione – che era stata richiesta da procuratore generale e difesa –, sarebbe stata una beffa. La mia Edith non meritava anche questo”. William Anzaghi, di 44 anni, racconta l’angoscia che ha provato ieri, in Tribunale, in attesa della sentenza d’appello nei confronti della sua ex moglie Patrizia Coluzzi, condannata in primo grado a 12 anni di reclusione (più 5 in una residenza di sicurezza) della Corte d’Assise di Pavia per aver soffocato la figlioletta Edith con un cuscino a marzo del 2022. La piccola aveva due anni. Ieri la condanna è stata confermata.
È soddisfatto per la sentenza?
“Io penso sempre la stessa cosa: Edith non tornerà più, purtroppo. Nulla potrà riportarla indietro, nemmeno la condanna più severa. Però sarebbe stato un affronto, inconcepibile, ritrovarsi di fronte a un’assoluzione. Sono stati tre anni complicati, io ho passato l’inferno. Ho perso la mia bambina, sono stato accusato di essere uno stalker aggressivo (Coluzzi aveva denunciato per minacce e stalking il compagno. Ma le accuse sono state archiviate perché non è stato trovato riscontro, ndr). Un’assoluzione sarebbe stata troppo. Adesso la difesa ha facoltà di proseguire, verso la Cassazione. Io mi auguro non lo faccia. Mettiamo fine a tutto questo: basta aule di Tribunali, ogni volta la ferita si riapre”.
Cosa farà una volta che la vicenda giudiziaria sarà definitivamente chiusa?
“Voglio cambiare vita. Andrò via da Milano. Non voglio più clamore, voglio staccare la mente, portando sempre Edith nel cuore. Ho già passato il testimone ad altri per la gestione dei miei due bar, uno in zona Wagner e l’altro al Lorenteggio. Adesso non me ne occupo più e sarò sempre meno presente, con la prospettiva di andare via il prima possibile, perché Milano mi ricorda la tragedia. Ma lo farò solo quando la vicenda sarà chiusa”.
Le donazioni ricevute per Edith sono state utilizzate per creare un’area giochi in suo nome. Ci sono altri progetti?
“Intanto sono orgoglioso del fatto che il giardino della scuola dell’Infanzia comunale Capponi, che Edith avrebbe dovuto frequentare, porterà per sempre il suo nome. I bambini giocheranno grazie alle strutture acquistate con quelle donazioni. Di recente abbiamo anche inaugurato una panchina, sempre per Edith, davanti alla scuola. Sarò felice di promuovere altre iniziative in futuro perché l’amore che ho per la mia bambina continui a diffondersi facendo del bene. Solo trasformando il dolore riesco ad andare avanti”.