Città a misura di donna: “Più spazi condivisi e illuminati. Ecco i quartieri più sicuri di Milano”

Florencia Andreola, storica dell’architettura: “Sarpi e Cesariano, bene aree pedonali e luci”. Al via focus group nei quartieri, interlocuzione con Gabrielli a capo della taskforce sicurezza

Secondo l'esperta "le politiche securitarie non hanno raggiunto lo scopo"

Secondo l'esperta "le politiche securitarie non hanno raggiunto lo scopo"

Milano – Progettare una città capace di far sentire le donne e le minoranze di genere più sicure nello spazio pubblico. Purtroppo è ancora elevata la percezione di insicurezza e, fa notare Florencia Andreola, ricercatrice indipendente, storica dell’architettura, "le politiche securitarie non hanno raggiunto lo scopo, non mettono a fuoco i problemi. Infatti paradossalmente le zone maggiormente presidiate dalle forze dell’Ordine, come ad esempio la Stazione Centrale, sono ancora ritenute le più insicure, ed evitate".

Andreola ha fondato con Azzurra Muzzonigro, PhD in Studi Urbani, architetta, curatrice e ricercatrice urbana indipendente, l’associazione Sex and the City, progetto di ricerca che osserva le città da un punto di vista di genere. E nel libro appena uscito “Libere non coraggiose", edito da LetteraVentidue per la collana Milano Urban Center (MUC), hanno affrontato il tema, sollecitando soluzioni, perchè "costruire una città che va bene per le donne vuol dire migliorare la vita per tutti".

Parallelamente, insieme a Transform Transport, a TeMA Lab e a Walk21, hanno collaborato al progetto di ricerca scientifica “STEP UP – Walkability for Women in Milan”, presentato nell’ambito del bando “Inequalities research – Generare nuova conoscenza per ridurre le disuguaglianze “ finanziato da Fondazione Cariplo.

Florencia Andreola, da che parte ri-cominciare?

"Cambiando la narrazione su Milano, ancora molto calda, sul tema della paura delle donne, che pare più finalizzata a contenerle in spazi chiusi. Continuare a dire che fuori casa il mondo è più pericoloso alimenta il rapporto donne-spazio domestico. Dove però avviene più dell’80 % delle violenze nei confronti delle donne".

Quindi?

"Dobbiamo partire dall’analisi dei luoghi dove invece le donne si sentono più sicure, e capire perchè. Molto spesso quando si chiede che cosa fa paura, si ragiona per stereotipi, e quindi la risposta è “dove ci sono i migranti, gli homeless“. Invece poi ad un’analisi più approfondita, si scopre che ti senti più sicura laddove i quartieri sono vivi, presidiati da attività commerciali, dove c’è possibilità di chiedere aiuto a qualcuno. Nella ricerca su Milano emergono indicazioni interessanti".

Quali?

"Ci sono quartieri e zone dove l’insicurezza scende, ad esempio la zona di Paolo Sarpi, piazza Cesariano e anche piazzale del Governo Provvisorio. Aree vive e curate, a mobilità dolce, dove non solo le donne stanno bene, ma tutta la comunità. La qualità dello spazio pubblico influenza la percezione di sicurezza. Dalla ricerca Step Up emergono indicatori ritenuti significativi e affidabili dal modello statistico: illuminazione pubblica (presenza e manutenzione di adeguati sistemi di illuminazione); frequenza dei servizi di trasporto pubblico stradale notturno (tram e autobus) e presenza di attività aggregative aperte di notte. In pratica il 60% delle strade milanesi potrebbe beneficiare di miglioramenti se solo si applicassero questi indicatori. Sta per partire con il Comune di Milano un progetto di ascolto mediante una serie di focus group con le donne che saranno realizzati nei diversi municipi. Sulla base di quanto emergerà si potranno concretizzare azioni diverse da quartiere a quartiere. In questo contesto è in corso anche un’interlocuzione con Franco Gabrielli che è a capo della task force sulla sicurezza del Comune. Ci piacerebbe organizzare alla Fabbrica del Vapore una presentazione del nostro libro con lui ed Elena Lattuada, delegata dal sindaco per le Pari Opportunità".

Ci sono quartieri che si stanno spegnendo...

"Un grosso problema. Un ulteriore ambito di strumentalizzazione della paura delle donne nello spazio pubblico è relativo all’ambito immobiliare. Il tema emerge infatti spesso come sostegno narrativo alla gentrificazione di intere aree della città, dove la criminalità – normalmente associata a persone non conformi agli immaginari di decoro – è il nemico da combattere, e il modo per farlo è l’espulsione verso i margini di tutto ciò che non risponde alle norme civili di una classe benestante. La rigenerazione urbana comporta infatti molto spesso l’incremento del controllo attraverso politiche securitarie che aumentano la paura dei gruppi più fragili – minoranze, disoccupati e poveri –, oltre a contribuire alla crescita dei prezzi degli immobili, che è la ragione principale per cui le categorie meno benestanti – migranti, donne anziane, genitori single e giovani adulti – sono costrette a spostarsi in quartieri meno centrali e più poveri di servizi".

Milano è una città più pericolosa rispetto a Roma o Napoli?

"Questo non lo so, vedo che è sicuramente una città più elitaria, nella quale le differenze sociali si sono acuite. Ma la politica deve smettere di inseguire strategie con il fiato corto, migliorare la qualità della vita è possibile, serve una visione a lungo termine".

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