Torture al Beccaria, l’ex comandante della polizia penitenziaria può tornare al lavoro. Ma non nel carcere minorile

Milano, la decisione del giudice sulla sospensione di cinque agenti coinvolti nell’inchiesta. Per uno di loro revocata la misura perché cercò di impedire le violenze

Le immagini tratte dal sistema di videosorveglianza del Beccaria, con le violenze su un detenuto registrate il 15 marzo 2024

Le immagini tratte dal sistema di videosorveglianza del Beccaria, con le violenze su un detenuto registrate il 15 marzo 2024

Milano – L'ex comandante della Polizia penitenziaria al Beccaria, Francesco Ferone, potrà tornare a lavorare ma solo all’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe): non potrà cioè riprendere servizio nel carcere minorile milanese al centro dell'inchiesta sulle torture ai danni dei giovani detenuti. Lo ha deciso il gip di Milano Stefania Donadeo.

La sospensione per Ferone, che era stata decisa con misura cautelare, è stata così limitata al solo esercizio dell'incarico al Beccaria, mentre potrà lavorare all'Uepe, dove tra l'altro già lavorava, da quando aveva terminato l'incarico di comandante al Beccaria.

La stessa limitazione della sospensione al solo incarico al Beccaria, con possibilità di lavoro per l'Uepe, è stata disposta per altri 3 agenti, tra gli 8 in totale sospesi il 22 aprile, quando altri 13 sono stati arrestati. Per un quinto agente, inoltre, la misura della sospensione è stata revocata dal giudice, perché nell'interrogatorio è riuscito a dimostrare che aveva cercato di impedire le violenze. Gli altri tre sospesi non avevano presentato istanze al giudice

In sostanza, distinguendo comunque tra le singole posizioni il gip, nel rivedere le sospensioni già disposte, ha evidenziato che quelle misure erano state prese –  per indagati accusati di falso e condotte omissive, ossia di non aver impedito i presunti pestaggi – soprattutto per il pericolo di inquinamento probatorio. Per l'ex comandante Ferone, in particolare, la misura era stata decisa per l’accusa di aver falsificato le relazioni.

La limitazione della sospensione al solo Beccaria è stata disposta anche per un altro degli  agenti indagati che è anche accusato di tentata violenza sessuale su un detenuto. Da quel presunto tentato abuso, secondo le accuse, sarebbe scaturita una reazione dei ragazzi e un pestaggio come “ritorsione”.

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