ANNA GIORGI
Cronaca

Lager Beccaria, non solo botte e torture ma anche abusi sessuali: pestaggi ritorsivi per chi respingeva le molestie

Le pm del quinto dipartimento stanno cercando di ricostruire gli orrori. Saranno analizzati nel dettaglio i contenuti di telefoni e mail: sotto la lente anche la condotta dell’ex direttrice e di tutti gli apicali

Ancora indagini sulle botte ai giovani detenuti del Beccaria

Ancora indagini sulle botte ai giovani detenuti del Beccaria

MILANO – Un muro di omertà che proteggeva il "lager Beccaria", in cui tutto era consentito agli agenti. Nel migliore dei casi si fingeva di non vedere, nel peggiore si pilotavano relazioni e referti per non lasciare alcuna traccia di pestaggi, nemmeno quando erano talmente violenti da ridurre ragazzini di 16 anni in stato di semincoscienza. Su questo stanno cercando di fare chiarezza gli investigatori del quinto dipartimento guidato da Letizia Mannella. Non solo botte, ma anche abusi sessuali, in un caso un agente di 30 anni si infila nel letto di un ragazzo di 17 anni e tenta un approccio sessuale. Lasciamo parlare il verbale finito nel fascicolo con cui si sta cercando di ricostruire gli orrori che si consumavano al minorile Beccaria. "Un detenuto racconta che nella notte del 07.11.2023, mentre dormiva, ha sentito qualcuno che gli toccava con insistenza il sedere; svegliato improvvisamente da questo gesto si è accorto che nel suo letto c’era un assistente della polizia penitenziaria (tra quelli poi arrestati) che gli diceva “stai tranquillo non ti faccio niente, voglio solo fare l’amore con te”".

Il gesto scatena la reazione del 17enne che comincia a colpire l’agente con diversi pugni al volto per allontanarlo dal letto.

Il rumore della collutazione sveglia anche il suo compagno di cella che lo invita a smettere di colpire l’agente, poi compreso l’accaduto anche lui lo aiuta ad allontanare il poliziotto. "Questo episodio - scrivono le pm Cecilia Vassena e Rosaria Stagnaro nella richiesta di misura cautelare - sarà la premessa per una serie di aggressioni ritorsive da parte degli agenti della polizia penitenziaria ai danni proprio dei due detenuti minorenni".

E quindi pestaggi, cinghiate, pugni, in un caso un agente fa avvicinare il 17enne che aveva rifiutato l’approccio sessuale alla finestra del blindo e gli spruzza negli occhi uno spray al peperoncino. "Un gruppo di agenti - si legge ancora - comincia ad aggredire i due detenuti che vengono colpiti con calci, pugni, ammanettati". Uno di loro viene portato in una cella dove viene completamente denudato e lì lasciato per un’ora senza neppure una coperta.

Un altro episodio gravissimo è il pestaggio di un 16enne che viene ridotto in stato di semi-incoscienza. In più intercettazioni telefoniche due agenti parlano del pestaggio: i due hanno colpito più volte il ragazzo e lo hanno lanciato contro il muro, continuando a colpirlo anche quando è evidentemente inerme. "Successivamente - si legge nelle carte dell’inchiesta - emerge chiaramente la loro intenzione di insabbiare le condotte violente mediante la redazione di relazioni di servizio in cui viene descritta una situazione completamente diversa rispetto a quanto ripreso dalle telecamere". Nel dialogo, si legge nelle 13 pagine di integrazione dei pm alla richiesta di misura cautelare: "vi sono numerosi commenti sull’inopportunità di recarsi in pronto soccorso per non peggiorare la situazione, anche perché il detenuto, visitato dai medici dell’Ipm, aveva riportato zero giorni di prognosi.

Commenti anche sulla necessità che il collega scrivesse una relazione in cui affermava che il detenuto non era stato affatto picchiato, così da rafforzare la loro posizione". Di fronte alla possibilità da parte di uno degli agenti (arrestato) di produrre un referto medico pilotato, il collega (sospeso) lo dissuade "dichiarando che sarebbe stato evidentemente poco credibile, anche per un giudice, una certificazione con lesioni per agli agenti e una prognosi di zero giorni per il detenuto descritto con un fisico gracile".

Intanto sono iniziate le audizioni, le analisi dei telefoni sequestrati e gli "approfondimenti" sulle "relazioni cliniche". Il nuovo focus riguarda pure le sospette "coperture" dei vertici, tra cui l’ex direttrice facente funzione Maria Vittoria Menenti, la cui posizione è al vaglio dell’aggiunto Letizia Mannella e dei pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena.

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