Lo scandalo Asm Pavia, Dario Francolino si difende: "Sono vittima collaterale di una doppia faida politica"

Il caposegreteria del presidente del Consiglio regionale, Federico Romani, è indagato per presunte consulenze di comodo: "La mia società? Nata e morta subito. E all’unica gara ho pure perso"

Nel riquadro, Dario Francolino, entrato nell'inchiesta che ha travolto Asm Pavia

Nel riquadro, Dario Francolino, entrato nell'inchiesta che ha travolto Asm Pavia

Milano – “Sono passato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sono una vittima collaterale di una doppia faida con epicentro a Pavia". A sostenerlo è Dario Francolino, uno dei 16 indagati dalla procura pavese nell’inchiesta che ha travolto la multiutility Asm. Un nome, il suo, che porta dritto al Pirellone. Francolino, infatti, è il caposegreteria del presidente del Consiglio regionale, Federico Romani, eletto con Fratelli d’Italia. "Un incarico che non intendo lasciare – fa sapere –. L’avviso di garanzia consentirà di fare chiarezza".

Secondo quanto ricostruito dal gip, a Francolino, professionista della comunicazione, sarebbe stata destinata una "consulenza farlocca", finanziata con soldi di Asm, perché fosse ricompensato delle spese sostenute per la campagna elettorale via social network di Elisabetta Fedegari, candidata di Fratelli d’Italia alle ultime Regionali nonché consigliera d’amministrazione della stessa Asm, ora indagata a sua volta. Detto con le parole del gip: un caso di "finanziamento indiretto e occulto". Soldi recapitati alla Larem Srl, "uno schermo societario – scrive sempre il gip –impiegato per non fare risultare un collegamento diretto con la DF Consulting", agenzia di comunicazione di Francolino.

Francolino, perché nel curriculum recapitato in Regione non compare la DF Consulting?

"Non ve n’è traccia perché in quel curriculum ho messo solo le esperienze professionali più significative e quella, per me, non vi rientra".

Non ritiene significativa proprio l’agenzia citata negli atti?

"Non era neppure un’agenzia, era una partita Iva. Ed è stata una parentesi: l’ho aperta il primo gennaio del 2023 e l’ho chiusa a marzo dello stesso anno".

I mesi caldi della campagna elettorale delle Regionali.

"Macché. L’ho costituita nelle more della cessione di una società precedente e con essa ho partecipato a una sola gara, che non ho neppure vinto: quella per gestire le pagine Facebook e Instagram di Asm. La DF è nata e morta senza aver avuto commissioni, non un caso di successo".

Una commissione l’ha avuta, secondo la procura: quella poi schermata dietro la Larem Srl.

"No, non è così. Sono vicende diverse. Alla Larem viene affidata la realizzazione di un video istituzionale per promuovere Asm. Io non ho alcun rapporto con la Larem, l’ho solo segnalata ad Asm perché so che loro, a differenza mia, hanno le competenze per realizzare quei video. E lo so perché conosco il responsabile della Larem: Rocco Reitano. Ci siamo incrociati in passato per motivi professionali".

Lei è un professionista della comunicazione e non ha competenze per realizzare un video promozionale?

"Io sono un professionista della comunicazione social e quel tipo di video non è per i social. Io sono, poi, un uomo di penna, scrivo, bado ai contenuti. Se devo fare un video di un certo tipo, devo ingaggiare videomaker, droni e altro. Sono mestieri diversi. E tornando alla DF sottolineo che ha cessato di esistere prima che entrassi nello staff del presidente Romani. Da allora ho lasciato ogni attività professionale, sebbene in Regione abbia un incarico a termine".

Un incarico che deve anche alla sua frequentazione con Paolo Romani, padre di Federico.

"Questa è una voce che gira con insistenza ma è destituita di fondamento. Io ho conosciuto Paolo Romani soltanto a novembre del 2022 alla sede del comitato elettorale del figlio Federico, che aveva iniziato la sua corsa per le Regionali. Io sono stato scelto da Federico: ci siamo conosciuti durante la campagna elettorale per le Comunali di Lesmo, in Brianza, lui mi ha apprezzato come professionista, poi mi ha affidato la gestione della sua campagna elettorale per le Regionali e infine, una volta divenuto presidente del Consiglio regionale, mi ha voluto a capo della sua segreteria. Nella quale non c’è alcun cuoco: tengo a precisare anche questo, al contrario di quanto si è scritto e detto nelle scorse settimane".

C’è un infermiere, però.

"Carmelo Grova ha titoli di studio di primo piano in ambito sanitario, è nella segreteria di Romani perché ad un presidente del Consiglio regionale serve anche chi abbia quel tipo di competenze".

A settembre 2023 il Consiglio ha per la prima volta deciso di investire nella comunicazione social, il suo campo: 48mila euro per 4 mesi. Coincidenza?

"Io non ho avuto alcun ruolo in merito. Tengo a chiarirlo".

I suoi rapporti con Fedegari?

"Io gravito sulla provincia di Monza, lei su quella di Pavia. Ci siamo conosciuti all’auditorium Testori di Milano il giorno della presentazione dei candidati di FdI alle Regionali. Io mi sono presentato come militante, ex candidato di FdI ed esperto di comunicazione. Poi ho partecipato all’inaugurazione della sua campagna. E da quel momento lei mi ha chiesto consigli in fatto di comunicazione, consigli marginali: lei aveva il suo staff e alcune mie dritte non le ha nemmeno seguite. Io seguivo la campagna di Federico Romani".

Che spiegazione dà rispetto a quanto emerge dagli atti?

"Parte tutto da una denuncia anonima. Ho la netta sensazione di essere passato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di essere una vittima collaterale di una doppia faida con epicentro a Pavia: quella interna ai vertici di Asm e quella interna all’establishment politico pavese, nel quale Fedegari non è ben vista perché era considerata una outsider e invece fino a pochi giorni fa si stava giocando il ruolo di coordinatrice provinciale di FdI".

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