Dario Francolino ed Elisabetta Fedegari, perché i veleni dell'inchiesta sulla multiservizi Asm entrano in Regione Lombardia

Scandalo a Pavia, nel mirino anche due nomi che conducono ai palazzi e alle nomine del Pirellone

Guardia di Finanza

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Tra i 16 indagati dalla procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta che ha travolto la multiservizi Asm ci sono anche due nomi che conducono ai palazzi e alle nomine di Regione Lombardia. Si tratta di Dario Francolino e Elisabetta Fedegari. Il primo è il caposegreteria di Federico Romani, presidente del Consiglio regionale lombardo eletto in Fratelli d’Italia dopo un passato in Forza Italia, il partito nel quale ha militato suo padre Paolo, ministro dello Sviluppo Economico nel quarto governo Berlusconi. La seconda, invece, si è candidata alle ultime elezioni Regionali, sempre nelle fila di Fratelli d’Italia, senza centrare l’obiettivo di farsi eleggere nell’Aula del Pirellone. Ma proprio a settembre le sono state aperte le porte del Consiglio d’amministrazione dell’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste: Ersaf, in breve. Una nomina che a Pavia divise FdI.

Secondo quanto si legge nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Pasquale Villani, il presidente di Asm, Manuel Elleboro, e la consulente esterna della stessa multiservizi, Ilaria Nascimbene, hanno cercato di destinare una parte dei fondi di Asm, in particolare "28mila euro", "in ultima analisi al finanziamento indiretto e occulto della campagna elettorale social della candidata pavese di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale, Elisabetta Fedegari, a sua volta consigliera di amministrazione della società multiservizi". "Il whistleblower (colui che sotto anonimato ha fatto denuncia ndr ) riferiva che il meccanismo avrebbe dovuto articolarsi attraverso l’affidamento di una consulenza farlocca a Dario Francolino, un professionista attivo nel settore della comunicazione". Nel dettaglio, Francolino appare negli atti della procura come titolare della “DF Consulting“, un’agenzia specializzata nello sviluppo di strategie di comunicazione tramite i social media. In realtà l’affidamento viene destinato alla Larem Srl che, però, secondo il gip, è "uno schermo societario impiegato per non fare risultare un collegamento diretto con la DF Consulting di Francolino". Questo, in sintesi, il quadro accusatorio contro il caposegreteria di Romani e contro la consigliera dell’Ersaf.

In attesa che le indagini facciano il proprio corso, al Pirellone più d’uno è rimasto sorpreso dall’apprendere che Francolino fosse titolare della DF Consulting: infatti nel curriculum consegnato in Regione non si fa alcun cenno a tale agenzia. Un’omissione che ha consentito a Francolino di evitare che si aprisse una valutazione sulla compatibilità tra la sua attività professionale privata e l’incarico politico che Romani gli ha affidato. Un incarico fiduciario, quello di capo della segreteria del presidente del Consiglio regionale. Un incarico del quale Francolino ha potuto beneficiare grazie al rapporto che da tempo lo lega a Paolo Romani, padre di Federico, secondo quanto assicurano alcuni beninformati tra i corridoi del Pirellone. Un incarico che Francolino interpreta in modo espansivo: non è solo il caposegreteria di Romani ma, a quanto pare, è anche il suo mental coach, il suo motivatore. Che abbia l’afflato da motivatore lo si capisce anche solo da quel che scrive sui suoi canali social: "Lavorare per le istituzioni è un’esperienza umana, personale e professionale affascinante e complessa e credetemi ognuno può lasciare un segno, basta impegnarsi e seguire un metodo infallibile nello sport, nella vita e nel lavoro: fare una cosa alla volta".

Pura coincidenza o no, a settembre l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha deciso di investire oltre 48mila euro "nella sperimentazione, per un periodo di 4 mesi, del servizio di social media management", settore professionale di Francolino. Un affidamento che non fu votato dai consiglieri del Pd che siedono nell’ufficio di presidenza. C’è chi dice che Francolino non sia il solo collaboratore imposto da Paolo Romani al figlio. Certo è che lo staff dell’attuale presidente del Consiglio ha già fatto parlare di sé: ne fa parte anche Giovanni De Marco, che di mestiere fa il cuoco. Formalmente è stato però assunto nella segreteria dell’ufficio di presidenza del Consiglio. Quanto a Fedegari, la sua nomina in Ersaf suscitò, come detto, una rivolta tra dirigenti e militanti pavesi di FdI, convinti che quella nomina fosse il frutto di "un’operazione decisa tutta a Milano".