San Siro, restyling in due tempi: “Prima i lavori per le Olimpiadi, dal 2026 la ristrutturazione”

Antonello (Inter): “Opere da fare? Più posti vip, migliori accessi per i disabili. E i ricavi devono aumentare. Il progetto del nuovo impianto di fianco al Meazza? Come scalare l’Everest senza vedere la vetta”

Il progetto per il restyling di San Siro

Il progetto per il restyling di San Siro

Un restyling in due tempi. Come una partita di calcio. Lo stadio di San Siro prima andrebbe incontro a una riqualificazione soft, in vista della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano-Cortina in programma il 6 febbraio 2026: più ascensori, alcuni servizi, nuove sale ospitality e misure di sicurezza aggiuntive. Dopo i Giochi, invece, partirebbero le opere di ristrutturazione vere e proprie, quelle che Milan e Inter auspicano, un progetto su cui sta già lavorando Webuild su indicazione del Comune.

Lo scenario della riqualificazione del Meazza in due tempi è stata prefigurata ieri pomeriggio dall’amministratore delegato corporate dell’Inter, Alessandro Antonello, durante la tavola rotonda sul tema organizzata da Advant Nctm a cui hanno partecipato anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del Coni e della Fondazione olimpica Giovanni Malagò e il direttore generale di Webuild Massimo Ferrari.

Sui lavori di restyling della Scala del calcio, a margine della tavola rotonda, Antonello spiega che "da qui al 2026, probabilmente, se interventi si potranno fare, saranno minimali, per garantire la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi fissata il 6 febbraio 2026". I veri lavori di riqualificazione del Meazza, dunque, partirebbero dopo i Giochi? "Molto probabilmente sì".

Milan e Inter – continua il dirigente nerazzurro – consegneranno a Webuild "dopo Pasqua" il documento in cui indicano quali interventi auspicano per rendere San Siro più moderno e redditizio per i club: "Paletti? Non mettiamo paletti. San Siro è un impianto datato, di conseguenza ci sono delle cose che non possono non essere affrontate: i posti di corporate hospitality, che oggi al Meazza sono solo il 3% rispetto alla media negli stadi europei, il 18%; l’accessibilità, visto che entrare allo stadio, in questo momento, non è così semplice per i disabili. Inoltre dobbiamo pensare a come dare dei servizi al secondo e terzo anello: bar e ristoranti".

Il vero nodo, però, riguarda i ricavi. Antonello racconta che "nella stagione 2022/2023 l’Inter ha ricavato dallo stadio 84 milioni di euro, mentre il Barcellona 166 milioni di euro. Un divario troppo ampio. Noi, con lo stadio, ci vogliamo inserire nell’industria dell’entertainment che richiede uno stadio all’altezza".

Il Piano di Webuild, che sarà consegnato entro giugno, chiarirà se il Meazza ha un futuro oppure no. L’Inter, in ogni caso, continuerà a lavorare sul nuovo stadio a Rozzano: "Questo è il piano effettivo su cui ci siamo impegnati, ne stiamo discutendo con i proprietari dell’area, i Cabassi. Abbiamo un’opzione sul terreno fino a fine aprile, lavoreremo per una proroga dell’opzione". Antonello, infine, non nasconde l’amarezza per com’è andato l’iter per il progetto del nuovo stadio di fianco al Meazza, progetto che sembra ormai accantonato: "È come scalare l’Everest, non riusciamo a vedere la vetta. Eppure proponevano al Comune di rifunzionalizzare tutta l’area di San Siro".

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