Stadio del Milan a San Donato, il No dei monaci dell’abbazia di Chiaravalle

Il timore dei religiosi a fronte del progetto che porterebbe un’arena da 70mila persone a poco meno di un chilometro: traffico e rumori in un contesto di silenzio

San Donato Milanese, 9 marzo 2024 – L’ipotesi dello stadio del Milan a San Donato spaventa i monaci di Chiaravalle. "Percepiamo il progetto come una minaccia", conferma l’abate Stefano Zanolini, alla guida dell’antica abbazia cistercense, dove 17 religiosi vivono e operano nel segno della regola di San Benedetto. Il monastero del 1135 verrebbe a trovarsi a soli 850 metri dal futuro impianto sportivo.

L'abbazia di Chiaravalle; a destra, il progetto dello stadio
L'abbazia di Chiaravalle; a destra, il progetto dello stadio

Motivi di preoccupazione

"Non vogliamo fare la guerra a nessuno, ma questa vicinanza ci preoccupa - prosegue padre Zanolini -. Non si tratta solo dell’abbazia, ma dell’intero territorio circostante". Un territorio dove si mescolano spiritualità, scorci di campagna e itinerari religioso-turistici, come il Cammino dei monaci. E dove insiste anche la presenza del Parco agricolo Sud Milano.

Il timore è che un’arena da 70mila posti vada a turbare questo equilibrio, portando traffico, e rumori in un contesto fatto anche di natura e silenzio. Perciò i monaci di Chiaravalle, la parrocchia locale e l’associazione Nocetum hanno firmato e diffuso un manifesto, dal titolo "Uno stadio accanto all’abbazia?", che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica. "L’unità ecosistemica del Borgo sarà violentata - vi si legge -. Chiaravalle non potrà più essere considerato un luogo dello spirito soprattutto per l’inquinamento acustico prodotto dagli eventi nello stadio. Sollecitiamo le Amministrazioni di San Donato e Milano e la Diocesi di Milano, a fare in modo che siano evitati questi danni irreversibili".

Quotidianità messa in pericolo

A Chiaravalle i monaci sono tornati nel 1952, dopo 150 anni di assenza legata anche alla soppressione dell’ordine cistercense da parte delle repubbliche napoleoniche. La comunità religiosa opera secondo la regola dell’"ora et labora", un misto di vita attiva e contemplativa.

La giornata è scandita da 7 momenti di preghiera (il primo alle 4.20, l’ultimo alle 20.15) e svariate attività, compresa la conduzione di un’azienda agricola, dove si allevano galline ovaiole.

"L’altro giorno - conclude padre Zanolini - gli studenti di una terza superiore, in visita all’abbazia, hanno commentato: “qui si respira pace”. Come conciliare tutto questo con uno stadio?". Di recente anche la nipote di Enrico Mattei, Rosangela Mattei, ha lanciato un appello affinché l’impianto sportivo venga realizzato altrove e si preservi l’abbazia.

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