Stadio del Milan a San Donato, appello della nipote di Mattei: “Sarebbe accanto all’abbazia di Chiaravalle, una follia”

La figlia del fratello del fondatore dell’Eni ha scritto all’arcivescovo Delpini: “No all’impianto vicino al borgo. La politica ragioni come avrebbe fatto mio zio”

Rosangela Mattei, figlia di Italo, fratello di Enrico Mattei

Rosangela Mattei, figlia di Italo, fratello di Enrico Mattei

San Donato Milanese (Milano) – “Io non sono nessuno, mi limito ad esprimere un giudizio, ma uno stadio di calcio vicino a un’antica abbazia cistercense, quello no, proprio no. Sarebbe una scelta scellerata”. A parlare è Rosangela Mattei, nipote di Enrico Mattei, fondatore dell’Eni e di Metanopoli (nonché del nostro quotidiano, Il Giorno).

Da Matelica, dove abita e ha creato un museo dedicato allo zio paterno, Rosangela, classe 1949, figlia del fratello di Enrico Mattei, Italo, lancia un appello a Paolo Scaroni, ex amministratore delegato dell’Eni e oggi presidente del Milan, affinché si faccia un passo indietro rispetto all’ipotesi di realizzare un’arena da 70mila posti nell’area San Francesco a San Donato, a soli 800 metri da Chiaravalle.

Rosangela Mattei ha scritto anche all’arcivescovo di Milano Mario Delpini, invitandolo ad interessarsi della questione. La sua presa di posizione affonda le radici nei suoi ricordi di bambina e in quel rapporto empatico che la lega a Milano. “Quando andavo a San Donato, a trovare lo zio, lui mi portava a messa a Chiaravalle e mi parlava di San Bernardo – spiega – Anche dalla finestra del suo appartamento di San Donato si vedeva l’abbazia. E lì, in quel monastero, si respirava un’atmosfera particolare. È un monumento storico, un luogo di raccoglimento, dove la gente va a pregare e i monaci hanno un’azienda agricola. Uno stadio a due passi da un’area così immensamente bella: sarebbe un disastro”.

Non solo Chiaravalle: “L’impianto sportivo andrebbe a sconvolgere l’equilibrio di San Donato, portando traffico e problemi di ordine pubblico legati ai possibili tafferugli in occasione delle partite – prosegue Rosy Mattei – Se, come spesso avviene, lo stadio verrà realizzato prima che vedano la luce opere accessorie come parcheggi e mezzi pubblici, si rischierà il caos. Questa idea di città la vedo lontana da quella perseguita da mio zio, che era amante del verde e voleva un contesto vivibile, a misura d’uomo. Non aveva tempo per seguire il calcio, amava invece andare a pesca, tanto che era solito dire: ‘Di mestiere faccio il pescatore e per hobby mi occupo di petrolio’. Andare a pesca di salmoni in Norvegia era tra i pochi svaghi che si concedeva”.

L’opinione di Mattei è in linea con quella dei "no stadio", che hanno creato un comitato e richiesto un referendum per saggiare gli umori della popolazione. "Non abito a San Donato, ma sono d’accordo con la proposta del referendum: è un tema importante, i cittadini devono potersi esprimere. Personalmente ritengo che siano più gli svantaggi dei vantaggi. E che si possano percorrere altre strade”.

“Spero – conclude - che il sindaco di San Donato Francesco Squeri e la classe politica locale si comportino come avrebbe fatto mio zio, che avrebbe valutato con attenzione ogni aspetto”.

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