MeToo nelle agenzie di pubblicità e il caso We Are Social. I racconti choc: “Ero incinta, il capo disse: ah, fai sesso”

Milano, sessismo e mobbing nel mondo del marketing: decine di testimonianze raccolte su una pagina Instagram dopo la denuncia di una copywriter milanese. “Le società spesso minimizzano”

La denuncia sull'account Instagram Taniume

La denuncia sull'account Instagram Taniume

Milano – Una donna racconta gli insulti ricevuti nell'agenzia dove lavorava: “P… arrogante, chissà quanti p… hai fatto per essere qui”. Un'altra riferisce di aver subito “umiliazioni” in ufficio da parte del capo che “mi metteva le mani al collo anche davanti agli altri”.

Sono solo alcune delle segnalazioni arrivate sulla pagina Instagram Taniume da quando è stato “scoperchiato il vaso di pandora” delle molestie nel mondo delle agenzie pubblicitarie e di comunicazione milanesi.

Abusi, frasi a sfondo sessuale, insulti, episodi di mobbing, violenza verbale e un generale clima di sopraffazione nei confronti delle donne, spesso stagiste o appena assunte. Non episodi isolati, secondo chi ha scelto di denunciare, ma un modo di agire "sistematico" anche in agenzie che hanno firmato campagne, con istituzioni ed enti pubblici come committenti, contro la violenza sulle donne o per la parità di genere.

La scelta di rendere pubblico il contenuto delle denunce, garantendo l'anonimato delle vittime, affonda le radici in episodi che negli anni scorsi hanno fatto discutere nell'ambiente professionale, come la cosiddetta "chat degli 80" creata da alcuni dipendenti del colosso della comunicazione We Are Social e aperta solo agli uomini, per esprimere pesanti apprezzamenti e frasi offensive sulle colleghe e sul loro aspetto fisico.

La società, con un migliaio di dipendenti e sedi in tutto il mondo, oggi interviene spiegando di essere "da sempre impegnata nel creare un ambiente di lavoro sano e inclusivo" e affinché "il benessere e la tutela delle persone siano al primo posto".

Ci sono poi le accuse di essere un "molestatore seriale" rivolte a un big della pubblicità, autore di campagne per i più noti brand. E un contorno di segnalazioni e denunce passate sotto silenzio, con società che spesso avrebbero puntato a "minimizzare", a derubricare i casi come goliardate o a colpevolizzare le vittime.

In questo contesto è maturata l'idea di lanciare una campagna social, sulla pagina Instagram Taniume gestita da una lavoratrice del settore, Tania, che vede aumentare il numero delle segnalazioni ora dopo ora. Una donna racconta la reazione del suo capo, quando ha detto di essere incinta: "Ah, ma allora scopi...".

Un'altra riferisce di essere stata molestata "più volte sia verbalmente che con atteggiamenti fisici" dal direttore creativo: "Durante ogni check dei lavori al mio computer si sedeva in braccio a me e mi accarezzava le gambe". Vittime che sono state costrette ad andarsene e a lasciare il lavoro, e alcune hanno dovuto seguire una terapia per superare il trauma subito. Sono arrivati anche racconti di uomini: "Quando il cliente arrivava a Milano da Roma il direttore creativo ci teneva a portarlo a cena con le ragazze più carine".

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