
Dipendenti e associazioni che collaborano con l’azienda consortile hanno indetto un presidio fuori dal Municipio sotto la bandiera Sial-Cobas
"Diciamo no all’esternalizzazione. Il servizio deve restare pubblico. Intanto, per responsabilità sociale e poi perché è ormai dimostrato che le esternalizzazioni fanno male alle condizioni di lavoro e anche alla qualità del servizio". Durante il consiglio comunale, chiamato a votare l’affidamento della gestione del nido Arcobaleno, alcuni dipendenti di Ipis e associazioni che collaborano con l’azienda consortile hanno indetto un presidio fuori dal municipio, sotto la bandiera Sial-Cobas. "Le assunzioni avranno il contratto Uneba, che significa risparmio per il Comune e perdita di qualche migliaio di euro per le lavoratrici, oltre che il peggioramento di altre condizioni - sottolinea Matteo Maserati, lavoratore nei cdd di Cusano per Ipis e delegato sindacale -. L’azienda in questi anni ha visto un turnover elevato soprattutto nei nidi: chi può scappa. I part time a 20 e 25 ore, tutte frontali con i bambini, hanno stipendi irrisori di 800 euro. Come può non riversarsi sulla qualità del servizio?". Un’educatrice con contratto Uneba ha una paga a base lorda di 1.662,40 euro, un’ausiliaria di 1.337,17 euro, mentre "la paga d’ingresso per un livello D, ovvero quello a cui attualmente verrebbero inquadrate le educatrici con titolo, hanno una paga a base lorda di 1.934,36 euro. Perché dovremmo lasciar passare questo piano senza rivendicare la continuità di paga e l’unificazione dei trattamenti tra ente comunale e Ipis?". Anche Mariarita Morabito, consigliera del Pd, in aula ha portato alcune perplessità rispetto alla penultima esternalizzazione dei nidi.
"Temiamo un peggioramento della qualità a partire dal cambio contratto delle educatrici. Oggi ci sono risorse e strumenti per gestire il servizio direttamente. Non dovremmo ritirarci: avere Ipis non può essere l’alibi per disfarsi di servizi pubblici. Ipis è uno strumento nato per rafforzare l’azione pubblica e non per sostituirla". L’Amministrazione difende la sua scelta: "Siamo convinti che l’integrazione dei diversi servizi, indipendentemente dalla forma di gestione, consenta di creare un’ecosistema educativo armonioso e inclusivo - conclude l’assessore all’Educazione Maria Gabriella Fumagalli -. La gestione in house permette scambi e innovazione con la supervisione diretta all’interno di quello che definiamo un grande lavoro di squadra". La.La.