Omicidio Giulia Tramontano, Antonio Ingroia: “I femminicidi come la mafia”

L’ex pm assisterà gratuitamente il Comune di Senago nella costituzione di parte civile al processo contro il fidanzato-killer: “Sono due mali profondamente presenti nella nostra società e cultura”

Giulia Tramontano, uccisa a 29 anni al settimo mese di gravidanza

Giulia Tramontano, uccisa a 29 anni al settimo mese di gravidanza

Senago, 9 settembre 2023 - Il femminicidio come la mafia: “Sono due mali profondamente presenti nella nostra società e cultura”. Forse è anche per questo che Antonio Ingroia, ex magistrato, politico e procuratore antimafia ha partecipato al bando e alla fine assisterà gratuitamente il Comune di Senago nella costituzione di parte civile al processo contro Alessandro Impagnatiello, il reo confesso killer di Giulia Tramontano.

Cosa ne pensa della costituzione di parte civile di Senago?

“Questa scelta ha tanti significati. Prima di tutto quello simbolico: si dà un segnale alla comunità, l’atto testimonia che il Comune non è impassibile di fronte a un delitto, ribadisce che sta dalla parte della vittima e dei suoi familiari. In secondo luogo Senago ha subito un danno d’immagine. Prima di questo femminicidio in pochi conoscevano questo Comune alle porte di Milano, poi è salito alla ribalta per qualcosa di atroce. Quindi è giusto che abbia un risarcimento non tanto economico ma d’immagine, per ribadire che è una comunità di cittadini onesti. E infine per ricordare che Giulia era parte della comunità di Senago e quindi anche durante il processo il Comune vuole sedersi in aula a fianco della vittima”.

La prima volta di un Comune?

“Direi di sì. Non credo ci siano precedenti di questo tipo, credo che Senago sia un Comune “virtuoso“ in questo senso e auspico che sia da esempio. E qui c’è un’altra similitudine con la mafia: ci sono voluti decenni prima che un Comune si costituisse parte civile nei processi contro la criminalità organizzata. Ora è diventato normale”.

Che idea si è fatto di questo femminicidio?

“Premetto che non ho ancora incontrato il sindaco di Senago né ho avuto accesso agli atti. Ma credo quello di Giulia Tramontano sia stato un delitto spietato e crudele, commesso senza scrupolo da un uomo che aveva percepito la sua compagna e il nascituro come ostacolo alla sua affermazione e quindi ha deciso di uccidere con premeditazione”.

Non è sembrato sempre cosi, ora i magistrati hanno contestato l’aggravante della premeditazione.

“Devo ammettere che io stesso dopo aver appreso le prime notizie ho pensato a un delitto d’impeto, non pianificato, Sembrava che Impagnatiello avesse agito d’impeto e che avesse poi cercato affannosamente di cancellare le tracce”.

Dalle indagini è emerso altro.

“La premeditazione credo sia evidente, Impagnatiello ha organizzato il delitto, ha organizzato il pianto per garantirsi la sua impunità, ma gli inquirenti sono stati più bravi di lui e lo hanno smascherato”.

Come mai ha deciso di partecipare al bando di Senago?

“Io ho anche uno studio a Limbiate, poco distante da Senago. I colleghi mi hanno parlato di questa opportunità e, siccome avevo seguito il caso fin dall’inizio, ho deciso di mandare il curriculum. Non è il primo femminicidio di cui mi occupo, sono il legale di parte civile del marito di Alice Neri, la donna uccisa in provincia di Modena lo scorso novembre. In questo caso il quadro indiziario non è così definito come quello di Impagnatiello, le prove contro il compagno di Giulia sono schiaccianti. Credo che l’ergastolo sia scontato”.

Dai processi per mafia a quelli per femminicidio, molti all’inizio hanno pensato che fosse un suo omonimo ad essere stato scelto.

“Il femminicidio è frutto di una cultura di violenza maschile sulle donne, di un imbarbarimento delle relazioni e purtroppo sta dilagando nel nostro Paese, proprio come la subcultura mafiosa è penetrata da secoli. I processi sono anche il momento per tenere accesi i riflettori dell’opinione pubblica e riflettere su questioni importanti come la mafia e il femminicidio”.

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