Olimpiadi Milano-Cortina 2026, i pm contro il Governo: “Decreto legge grave e illegittimo”

È quanto hanno dichiarato i magistrati nell’udienza del Riesame sulle presunte gare truccate. Il decreto definisce la Fondazione come ente di natura privatistica, ma arriva a inchiesta in corso

Milano, 10 luglio 2024 –  Prosegue l’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione dell’organizzazione delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Il logo delle Olimpiadi invernali in piazza Duomo
Il logo delle Olimpiadi invernali in piazza Duomo

Nel corso dell’udienza al Riesame, frutto del ricorso della difesa di un indagato, l’aggiunta di Milano Tiziana Siciliano e il pm Alessandro Gobbis hanno parlato del decreto legge con cui il Governo poche settimane fa ha ribadito come la Fondazione Milano Cortina 2026 non sia un organismo di diritto pubblico, e che sia invece una società privata.

Un decreto che Siciliano e Gobbis definiscono “di una gravità inaudita e illegittimo”, questo perché si tratta di una legge intervenuta mentre è in corso un procedimento penale e che quindi toglie alla magistratura il diritto e la prerogativa dell’interpretazione delle leggi. 

Il riferimento è alla nota pubblicata il 10 giugno dal Consiglio dei Ministri, nella quale si ribadiva che le attività svolte dalla Fondazione Milano Cortina non sono disciplinate da norme di diritto pubblico, che la Fondazione non è un organismo di diritto pubblico e opera sul mercato in condizioni di concorrenza e secondo criteri imprenditoriali.

Le prime ricostruzioni investigative nell'inchiesta per corruzione e turbativa, aveva già spiegato il procuratore Marcello Viola quando erano state eseguite le perquisizioni il 21 maggio, "inducono a ipotizzare” che l'ente “Comitato organizzatore dei giochi olimpici, sebbene si qualifichi, in forza di una norma di rango primario, come 'ente non avente scopo di lucro e operante in regime di diritto privato’, in realtà abbia una natura sostanzialmente pubblicistica, perseguendo uno scopo di interesse generale, con membri, risorse e garanzie dello Stato e di enti locali”.

Una tesi ribadita dagli inquirenti oggi al Riesame, da quanto si è saputo, con una memoria di 90 pagine (quasi 60 di diritto e giurisprudenza) e il primo vaglio sul punto, dunque, spetterà ai giudici Savoia-Nosenzo-Ambrosino. I pm in aula non hanno chiesto di sollevare una questione di legittimità costituzionale sul decreto, ma hanno spiegato che è “illegittimo”, chiarendo, in sostanza, che è una norma che va oltre le “leggi ad personam”, perché si tratta di un decreto che interviene con un'inchiesta in corso, per togliere ai magistrati la “prerogativa” di interpretare le leggi. Tra l'altro, agli atti, come evidenziato dai pm, da quanto si è appreso, ci sarebbe anche un'intercettazione nella quale un legale della Fondazione avrebbe detto che l'ente è pubblico.

A presentare ricorso al Riesame, contro perquisizioni e annessi sequestri, è stato l'ex dirigente della Fondazione Massimiliano Zuco, indagato per ipotesi di corruzione e turbativa, assieme all'ex ad Vincenzo Novari e all'imprenditore Luca Tomassini in relazione ad un appalto per i servizi digitali.

Le indagini si concentrano anche su altri affidamenti e contratti, oltre che sul capitolo delle assunzioni di persone legate al mondo della politica.