Marion Guglielmetti
Cronaca

Medici di base in Lombardia, scatta l’allarme ricambio generazionale. La situazione nelle province

La professione attrae sempre meno: le iscrizioni al corso triennale post-laurea in medicina generale sono in calo nonostante l’aumento delle borse di studio

Medico di base (Archivio)

Medico di base (Archivio)

Milano, 23 giugno 2024 – In Lombardia , tra quest’anno e il prossimo, andranno in pensione 592 medici di base: 215 nel 2024 e 377 nel 2025, in totale più di uno su dieci (il 10,7%) dei 5.556 dottori di famiglia attualmente contrattualizzati dalle Asst lombarde. Uno scenario peggiore rispetto a quello che ha per protagonisti i pediatri di libera scelta (dodici pensionamenti quest’anno e 30 il prossimo in tutta la regione, circa il 4% dei 1.065 in servizio), e in alcune province più che in altre.

La situazione nelle province

Va (relativamente) meglio nelle Ats di Bergamo, della Brianza e della Montagna, che perderanno in due anni rispettivamente 50 dottori su 598 (l’8,4%), 59 su 650 tra Monza e Lecco (9%) e 16 su 173 tra Valtellina e Valcamonica (il 9,2%).

L’area metropolitana di Milano è in linea con la media regionale (75 uscite quest’anno e 126 il prossimo, in totale 201 pari al 10,7% dei 1.880 medici contrattualizzati dalle Asst del Milanese e del Lodigiano) e così il territorio dell’Ats di Brescia (70 pensionamenti in due anni su 693 dottori). Ma nell’Ats dell’Insubria (Como e Varese) tra 2024 e 2025 se ne andranno 92 medici di famiglia su 809 (l’11,4%), nel Pavese 40 su 318 (il 12,5%) e nell’Ats della Valpadana, tra Cremona e Mantova, con 26 uscite quest’anno e 38 saranno da sostituire 64 medici di base su 435, poco meno del 15%.

Ricambio generazionale (che non c’è)

Se non bastasse, c’è da considerare che lo scenario è con ogni probabilità stimato al ribasso: i dati ottenuti dalla consigliera regionale del Pd Carmela Rozza non possono che basarsi sull’anagrafica dei medici di medicina generale, e non possono ovviamente prevedere eventuali prepensionamenti, uscite volontarie, decessi.

E anche se è da poco stata introdotta la facoltà, per i medici di famiglia che sono liberi professionisti convenzionati col servizio sanitario nazionale, di fermarsi al lavoro per due anni ulteriori, fino ai 72 d’età, su base volontaria, lo scenario degli ultimi anni, con un’accelerata dopo la pandemia, lascia poco spazio alla speranza di un facile ricambio generazionale.

Il flop del tentativo della Regione di utilizzare la procedura omonima ("Ricambio generazionale") prevista dal contratto nazionale dei medici questa primavera (una sola candidata ad affiancare un collega anziano, “rilevandone“ parte dei pazienti mentre questi riceve un anticipo sulla pensione) non è che l’ultimo cattivo segnale.

Rimedi senza fortuna

Per superare la crisi negli ultimi anni sono state progressivamente incrementate le borse di studio per il corso triennale post-laurea in medicina generale: in Lombardia nel triennio 2024-2027 saranno 505. E per far fronte all’emergenza il tetto di pazienti che un medico in formazione può prendere in carico è stato progressivamente alzato a mille il primo anno, per arrivare al terzo a 1.500.

Peccato però che all’ultimo corso triennale, 2023-2026, in Lombardia siano stati ammessi in 316, cento meno dei 416 posti disponibili; e questo perché, su settecento candidati, alla selezione lo scorso novembre se ne sono presentati meno della metà.

Intanto, proprio pensando ai corsisti la Regione si accinge a riaprire, a luglio, il bando per coprire gli "ambiti carenti" di medico di base pubblicato a marzo (e ormai riaperto due o tre volte ogni anno). Gli "ambiti", è vero, vengono calcolati basandosi su un optimum di 1.300 pazienti per dottore, ma i 1.435 posti che erano scoperti lo scorso marzo (e per i quali sono arrivate meno di duecento candidature) sono quasi il doppio rispetto ai 786 medici che si cercavano in Lombardia a luglio 2021, solo tre anni fa.

Il commento dall’opposizione

"Il problema è serio e di difficile soluzione – osserva la consigliera Rozza –, ma la Regione certo non lo risolverà attribuendo ai farmacisti servizi che dovrebbero essere affidati invece ai medici di medicina generale: se il dottore diventa un mero passacarte, è comprensibile che i giovani non siano attratti da questa professione. Come Pd abbiamo presentato un emendamento al Piano sociosanitario (che approda martedì in Consiglio regionale, ndr ) perché gli studi dei medici di medicina generale siano considerati Ambulatori socio-sanitari territoriali, una fattispecie introdotta con l’ultima riforma della sanità: in questo modo potrebbero essere dotati di strumentazione per l’attività diagnostica e clinica, ovviamente col vincolo di utilizzarla solo per il servizio pubblico, invece di delegare questi servizi alle farmacie".