ANDREA GIANNI
Cronaca

Suicidio assistito, chiesta l’archiviazione per Marco Cappato. Un passo avanti sul tema del fine vita

La richiesta dei pm di Milano al Gip. Il candidato alle suppletive di Monza è accusato di aiuto al suicidio per aver accompagnato in Svizzera a morire due malati, Romano ed Elena Altamira

Marco Cappato

Marco Cappato

Milano –  La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni Marco Cappato, indagato per aiuto al suicidio per aver accompagnato due malati terminali a morire in Svizzera, in due diverse occasioni. Indagini scaturite dall'autodenuncia di Cappato, ora candidato alle suppletive per il Senato a Monza

Le motivazioni dei pm

L'interpretazione della procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Luca Gaglio, si legge nella richiesta di archiviazione inoltrata al gip, è che alla "sottoposizione a trattamenti di sostegno vitale debba assimilarsi il rifiuto di sottoporvisi qualora gli stessi siano futili, espressivi di accanimento terapeutico e forieri di ulteriori sofferenze per il malato e per coloro che lo accudiscono".

La sentenza Cappato/DjFabo

Una questione giuridica complessa, che segna un passo avanti sul tema del fine vita rispetto al noto caso di dj Fabo. A seguito della battaglia del tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni a fianco di Fabiano Antoniani e grazie alla sentenza 242 della Consulta che ne è scaturita, il suicidio assistito in Italia, infatti, è legale quando il malato che ne fa richiesta è affetto da patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Ma deve essere anche tenuto in vita artificialmente da trattamenti di sostegno vitale.

I casi di Romano ed Elena Altamira

E proprio questo quarto paletto nei casi di Elena e Romano (finiti al centro dell'indagine milanese sfociata nella richiesta di archiviazione) mancava come condizione. Per la Procura rientrano però nell'ambito di "non punibilità delineato dalla Corte anche i casi in cui il paziente non sia tenuto in vita per mezzo di trattamenti di sostegno vitale in quanto egli stesso rifiuti trattamenti che ritarderebbero la morte senza poterla impedire ma sarebbero futili o espressivi di accanimento terapeutico", come nel caso dei due malati terminali accompagnati a morire in Svizzera.

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