Milano, 8 luglio 2025 – A Milano, su un’area di 25 chilometri quadrati un modello di Intelligenza artificiale progettato dal Politecnico ha rivelato sulla rete stradale oltre 80 mila eventi di "decelerazione improvvise", potenziali indicatori di frenate brusche, quindi, di possibili incidenti automobilistici.

Il modello si chiama “RoadSafeAI“ ed è stato "alimentato e istruito con una enorme quantità di dati telematici, dimostrando di riuscire a predire con precisione la rischiosità delle aree urbane", spiega Sergio Savaresi, direttore del dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria di Polimi.
Lo studio è stato presentato in occasione dell’evento la “Mobilità Urbana: progettare la sicurezza“, di The Urban Mobility Council, il think tank della mobilità, promosso dal Gruppo Unipol, che si si è tenuto ieri alla Triennale di Milano.
L’analisi
In Italia, ci sono 41 milioni di auto, vale a dire 70 per ogni 100 abitanti, e il 70% degli spostamenti avviene in aree urbane. Su 40 aree urbane europee, la riduzione della velocità a 30k/h ha generato il 23% di incidenti in meno con un calo del 37% dei morti e del 38% dei feriti. Ma il divieto di spingere sull’acceleratore non basterebbe ad azzerare i sinistri.

A dimostrarlo, un altro studio presentato al convegno, condotto sempre a Milano ancora con l’IA: è il design fisico delle strade e la configurazione della città a influenzare il comportamento dei conducenti, molto più della semplice segnaletica. "Se vogliamo strade più sicure, dobbiamo progettarle in modo che inducano intuitivamente i conducenti a rallentare. Questo concetto è noto da tempo, ma solo oggi possiamo affrontarlo con strumenti quantitativi, fin dalla fase di progettazione", dice Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable City Lab, che ha condotto lo studio.
Modelli di mobilità
"La riduzione dell’incidentalità stradale è ancora una priorità: la curva è ferma, ma ogni anno muoiono ancora 3 mila persone. È un’emergenza silenziosa, che colpisce soprattutto i più giovani. Non bastano i divieti, bisogna agire sulla prevenzione, che significa salvare vite umane ma anche abbattere i costi", afferma il direttore centrale per la polizia stradale, ferroviaria e per i reparti speciali, il prefetto Renato Cortese, che aggiunge: "La mobilità è cambiata, va verso modelli integrati che la espone verso nuove e più complesse vulnerabilità".
Il think tank ha prodotto anche il primo Rapporto realizzato con l’Istituto Superiore di Formazione e di Ricerca per i Trasporti, che analizza i comportamenti degli italiani. Per quanto riguarda Milano, la città si distingue per almeno due punti: il rapporto tra auto e cittadini è più basso della media nazionale (62,3% vs 70%), ed è l’unica area nel quale l’uso dei mezzi pubblici raggiunge il 15%, contro una media nazionale che si ferma al 8%.