
L’indagine di WeWorld: "L’estate amplifica le disuguaglianze. Il calendario scolastico va ristudiato". Spesa media per i centri estivi di 540 euro più extra per coprire le settimane senza appigli. Nonni-salvagente.
Quattro famiglie su cinque hanno iscritto i figli ai centri estivi questa estate: 539,52 euro la spesa media nelle regioni del Nord, più i costi extra per coprire le settimane di “buco“, in cui pure i campus sono chiusi (l’iscrizione in genere copre quattro settimane e mezzo, a fronte di una pausa scolastica che dura 13 o 14 settimane). Ma il tema non è solo economico e “logistico“: "L’estate amplifica le disuguaglianze": a lanciare l’allarme e ad accendere un faro sul cosiddetto "summer learning loss" è WeWorld che insieme al duo “Mamma di Merda“ ha tirato le somme, con un sondaggio che ha raccolto 3.161 risposte e 970 testimonianze aperte per arrivare al verdetto: "Il calendario scolastico va ristudiato".
Analizzando il campione e focalizzandoci su Lombardia e dintorni (da dove è arrivato il 74% delle risposte) nella prima domanda - su chi si occupa della cura dei figli da giugno a settembre - emerge che qui nel 57,5% dei casi sono i genitori a fare acrobazie, con ferie e turni (e a pagare spesso il prezzo più alto sono soprattutto le madri); nel 47,7% dei casi arriva l’aiuto dei nonni. Ha bussato ai centri estivi comunali il 30% delle famiglie. Ma non in tutta la regione le amministrazioni locali hanno attivato servizi. Il 50,4% si è affidato a centri privati. In questo quadro, si aggiungono centri parrocchiali, oratori feriali o associazioni (indicati dal 21% del campione) e baby sitter o educatori privati (11,6%).
AI Piano Estate del Ministero hanno aderito poche scuole anche in Lombardia. Nell’indagine di WeWorld emerge che nell’area del Nord Italia ha partecipato solo il 5,9% delle famiglie; l’8,6% non ha partecipato anche se la scuola ha aderito, il 33% non ne era a conoscenza, il 52% dice che la sua scuola non ha aderito. Guardando alla prima campanella, quasi una famiglia su due segnala difficoltà nella ripresa scolastica; tre su 10 perdite di competenze o peggioramenti relazionali. "La situazione è ancora più critica nei contesti fragili, dove le opportunità educative e ricreative sono più scarse, o quando in famiglia è presente una disabilità – denunciano da WeWorld –. Le famiglie con figli o figlie con disabilità che scelgono i centri estivi sono meno, circa 7 su 10, a causa di difficoltà di accesso o per un’offerta di servizi inclusivi ancora insufficiente". E se più di quattro famiglie su 10 (42%) dicono che i bambini non hanno potuto mantenere rapporti con gli amici durante l’estate, il dato per i bambini con disabilità sale a quasi sei su 10. Alla vigilia del ritorno tra i banchi, la petizione “Ristudiamo il calendario” ha già raccolto oltre 75.000 firme. "I dati raccolti servono per costruire politiche, per pretendere che la realtà di chi vive queste difficoltà ogni anno venga finalmente ascoltata – sottolineano da WeWorld e Mamme di Merda –. È una questione di diritti, di giustizia sociale, di non lasciare nessuna persona ai margini".