Elvira Mangini, la sub morta nel Lario: “Era esperta e scrupolosa, il lago può essere una trappola”

L’amico professionista ipotizza un malore: “Non si sarebbe mai messa in pericolo, non commetteva imprudenze”. Veterinaria in pensione, era appassionata di immersioni ed era pure istruttrice

Elvira Mangini aveva 65 anni. Veterinaria in pensione praticava immersioni da 30 anni ed era istruttrice

Elvira Mangini aveva 65 anni. Veterinaria in pensione praticava immersioni da 30 anni ed era istruttrice

Milano – «Elvira era , e mi fa effetto usare il verbo al passato, una sub molto esperta. Non si sarebbe mai messa in pericolo, non commetteva imprudenze. Anzi, se per qualunque motivo non se la sentiva di entrare in acqua, evitava di farlo". A tracciare un ritratto di Elvira Mangini, la sessantacinquenne milanese che ha perso la vita domenica mattina dopo un’immersione nel lago di Como davanti al Moregallo a Mandello del Lario, è un amico e sub esperto che la conosceva da più di 15 anni.

"Abbiamo condiviso tante escursioni subacquee ma solo al mare. Io non mi sono mai immerso in un lago e non lo farei". Perché? "Perché al lago ci sono pochi controlli, l’assistenza in caso di problemi è molto più lenta. E ci si immergono anche “sprovveduti“, senza una guida che li aspetti in superficie. In caso di emergenza, prima che qualcuno si accorga del problema può passare moltissimo tempo". Il caso di Elvira è diverso, perché "era una sub molto esperta".

Veterinaria in pensione, era appassionata di immersioni ed era pure istruttrice. Resta ancora da capire cosa sia effettivamente successo domenica mattina; stando a quanto emerso finora, la donna avrebbe avuto un problema nella fase di risalita, precipitando verso il fondale e passando in pochi istanti da 40 a 70 metri di profondità: è riuscita a mettere in atto le manovre, utilizzando anche il “pallone” di emergenza e a raggiungere la riva. Ma una volta soccorsa era in condizioni critiche. Trasportata con l’elisoccorso all’ospedale di Lecco, è deceduta poco dopo.

«Io non so cosa sia successo – conclude l’amico – ma pensando alla grande esperienza di Elvira ipotizzo abbia avuto un malore. Ha sparato un pedagno (una boa, ndr ) con il “pallone“ di segnalazione, azione che generalmente si compie o in caso di emergenza grave oppure per motivi di orientamento per segnalare la propria presenza in fase di risalita ed evitare di essere investiti da una barca. Ma al lago, ripeto, è più difficile ricevere soccorsi. Invito tutti a tenerlo presente, soprattutto ai non esperti, perché dalla riva ci si ritrova subito a tanti metri di profondità".

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