Concerti e partite accessibili a tutti: ecco cosa chiede il manifesto “Live for All”

Obiettivo: sensibilizzare sul diritto delle persone con disabilità ad avere accesso allo svago senza ostacoli e discriminazioni, come per esempio l’impossibilità di comprare i biglietti online

Il desiderio dei promotori del manifesto: che tutti possano vivere momenti di svago senza discriminazioni

Il desiderio dei promotori del manifesto: che tutti possano vivere momenti di svago senza discriminazioni

Milano – Presto lanceranno un manifesto, una petizione. La loro speranza è che la firmino in tanti, a partire dai più giovani. Il loro obiettivo è che questa battaglia esca dal confino, esca dal buio, e sia finalmente percepita come "una battaglia di civiltà". Ambiscono ad ottenere il superamento di una prassi insitamente discriminatoria, ambiscono ad una svolta semplice eppure inspiegabilmente complicata: consentire alle persone con disabilità di prenotare on line un biglietto per un concerto o una partita di calcio, per il cinema o per il teatro, e di poter vivere lo spettacolo o l’evento esattamente come tutti gli altri.

Oggi questo non accade. Ancora oggi, come già denunciato su queste pagine, le persone con disabilità, a differenza di tutte le altre, non possono visualizzare sul sito internet del rivenditore dei biglietti dell’evento i posti loro riservati e prenotarli con un click. No, a chi ha disabilità è richiesto di contattare l’organizzatore dell’evento – del quale a volte viene indicato il numero di telefono e/o la mail e a volte né l’uno né l’altra – sperando che qualche posto ci sia ancora, considerato che quelli a loro riservati non vanno mai oltre la trentina a fronte di capienze di 10-15mila persone. Non solo: le persone con disabilità non possono vivere un concerto o una partita di calcio in gruppo. No, con loro ci può essere solo un accompagnatore. Non bastasse, a volte i posti loro riservati non sono neppure il massimo quanto a visibilità.

Il manifesto, allora. Si chiama "Live for All" ed è stato messo a punto da Lisa Noja, Valentina Tomirotti, Riccardo Di Lella, Silvia Stoyanova e Serena Tummino. Tutti e cinque convivono con disabilità, tutti e cinque conoscono perfettamente ciò di cui parlano, la causa per la quale si battono. Tutti e cinque hanno vissuto la frustrazione di non poter andare ad assistere a questo o a quel concerto e, al tempo stesso, la frustrazione di averlo dovuto vivere in modo diverso da tutti gli altri. Perché, come anticipato, il problema – il muro che non cade – non è rappresentato solo dall’impossibilità di non poter visualizzare sul sito internet del rivenditore dei biglietti i posti riservati alle persone con disabilità e non poter procedere alla prenotazione. "Quando ero adolescente – racconta Lisa Noja, consigliera regionale di Italia Viva – vivevo con imbarazzo il fatto che un amico dovesse decidere di vedersi il concerto con me, solo con me, nei posti riservati alla disabilità, separandosi dal resto del gruppo. Questo per un adolescente o un giovane con disabilità è ancora oggi un grande problema: si finisce col chiedersi se al prossimo concerto si troverà ancora qualcuno disposto a viverlo con noi".

Quanto al sistema di prenotazione e all’accessibilità degli eventi, Noja spiega: "La situazione è peggiorata dopo i gravissimi fatti di piazza San Carlo, a Torino, nel 2017. Ora però è assolutamente necessario trovare un modo diverso per conciliare la sicurezza pubblica e il diritto allo svago e alla cultura delle persone con disabilità: non posso credere che nel 2024 non sia possibile creare sui siti che vendono biglietti una maschera riservata ai posti e ai biglietti per chi ha disabilità".

"Ho aderito perché sono una grande amante dei concerti fin da bambina e trovo profondamente ingiusta e incivile la disparità di trattamento verso le persone disabili – spiega Serena Tummino –. Ho sperimentato varie situazioni negli anni: quello che mi pesa di più, ogni volta, è il non poter comprare i biglietti come tutti i comuni mortali ovvero cliccando un tasto e inserendo i dati della propria carta di credito. E poi non avere la possibilità di vivere un concerto insieme alla mia famiglia o ai miei amici. Ci si nasconde dietro le norme di sicurezza quando ci sono tutti gli strumenti per trovare soluzioni e smetterla di infantilizzare le persone disabili: nessuno di noi – sottolinea Serena – è un incosciente che desidera andare in mezzo alla folla e mettere a rischio la propria incolumità".

Valentina Tomirotti è riuscita a vincere una causa contro l’Arena di Verona: "Era il 2019, concerto di Coez. Riesco a prenotare un biglietto ma una volta entrata all’Arena mi rendo conto che non vedevo nulla perché i posti riservati alle persone con disabilità erano nella seconda metà della platea. Faccio causa contro la Fondazione Arena di Verona e Vivo Concerti, dopo quasi tre anni arriva il verdetto: la vinco e il tribunale obbliga a costruire un palco rialzato per gli spettatori con disabilità all’interno dell’Arena. Dovrebbe essere pronto proprio quest’anno". Ma Valentina ha fatto anche altro: "A Mantova, la città dove vivo, abbiamo organizzato “All-In Rock”, un concerto accessibile ad ogni tipo di disabilità: è successo il 20 ottobre del 2023 e quel giorno abbiamo dimostrato che, se si vuole, si può. Che il rispetto del diritto allo svago delle persone con disabilità è questione di scelte".

Riccardo Di Lella ama follemente l’Inter da 20 anni. E ne ha 27. "A me, come a tutti gli altri tifosi nerazzurri o del Milan che abbiano disabilità, non è concesso acquistare abbonamenti allo stadio di San Siro per il campionato di calcio o le coppe. I tifosi con disabilità sono costretti ad acquistare un biglietto alla volta: io ogni lunedì mi connetto ad internet sperando di riuscire a trovare un posto ed un biglietto tra quelli riservati alla disabilità. È un’impresa perché il sito spesso va in blocco. Possibile non si riesca a trovare un sistema alternativo?".

In questo caso l’ostacolo è, paradossalmente, la gratuità dei biglietti per le persone con disabilità: il Comune, proprietario dello stadio, la impone ad Inter e Milan e i club non possono quindi assegnare un posto allo stesso tifoso per l’intera stagione. Ma Riccardo così come qualunque altra persona con disabilità che si sia avventurata nella missione di acquistare ticket per concerti o eventi sportivi ha la risposta pronta di fronte a questa obiezione. Pronta, semplice e disarmante: "Preferiamo pagare ma avere la certezza di poterci svagare come tutti gli altri". Tre, allora, gli obiettivi del manifesto: innescare una mobilitazione dal basso, aprire un confronto con artisti e organizzatori di eventi e riscrivere le regole della sicurezza pubblica in occasione di grandi eventi perché queste non ostacolino chi ha disabilità.

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