Milano, l’arcivescovo Delpini a politici e banchieri: “Diseguaglianze insopportabili, il sistema economico rischia di crollare”

L’intervento integrale del responsabile della Diocesi a Palazzo Marino davanti al Consiglio Comunale e al gotha della finanza: “Il mercato da solo non risolve tutto”

L'arcivescovo Mario Delpini a Palazzo Marino

L'arcivescovo Mario Delpini a Palazzo Marino

Milano – L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, è intervenuto oggi, lunedì 25 settembre, a Palazzo Marino nella seduta del Consiglio comunale dedicata ai temi della crescita economica solidale nel contesto di una metropoli in costante evoluzione, fra crescita e disuguaglianze. Ecco il testo integrale dell’intervento. 

La riconoscenza per la proposta e l’invito

L’invito a questo incontro è per me un evento importante perché mi consente di ascoltare voci determinanti per la vita della città, come il consiglio comunale in cui tutti i cittadini sono rappresentati e i vertici degli istituti di credito che sono un aspetto così rilevante della finanza a Milano. Anche qui sono venuto come uno che cerca la moneta che ha l’impressione di aver perduto, cioè un aiuto a comprendere la vita e a sperare il bene della città e come un servo che ha una parola da dire da parte di chi lo ha inviato. Perciò sono grato dell’invito e dei contenuti che abbiamo condiviso. Se posso offrire il mio contributo, utilizzerei alcune immagini.

Le sentinelle

Il Consiglio Comunale e i responsabili delle banche di Milano possono essere come sentinelle. Le sentinelle stanno alle porte della città, stanno sulle mura perché devono vigilare se non si presenti all’orizzonte qualche nemico e dare l’allarme. L’immagine è per dire la responsabilità che le banche e gli amministratori hanno a proposito del denaro che entra in città. In città infatti entrano molti soldi. Ma sono amici o sono nemici della città?

La sentinella vigila e dà l’allarme. In città c’è denaro sporco, denaro che viene da traffici illeciti, denaro che si insinua nelle situazioni di indebitamento che non trovano accesso al credito e perciò si aprono alla tentazione seducente del denaro prontamente disponibile, come un frutto avvelenato che avvelena poi l’azienda, il negozio, la famiglia. Il denaro sporco è a servizio della prepotenza della malavita organizzata e si insinua là dove gli enti pubblici consentono a zone grigie, a burocrazie ingarbugliate. L’amministrazione pubblica è come la sentinella che vigila e dà l’allarme, perché non basta l’impegno delle forze dell’ordine e della guardia di finanza, se non si forma una coscienza civica che distingue il bene dal male. Le banche sono come sentinelle che vigilano e danno l’allarme per prevenire le forme di sovraindebitamento, per non rendersi inaccessibili a chi ha bisogno di un aiuto per risollevarsi.

Anche la comunità cristiana vigila e dà l’allarme offrendo quell’aiuto simbolico che è la Fondazione San Bernardino per contrastare l’usura.

La sentinella vigila e dà l’allarme. In città c’è denaro che proviene da fondi di investimento che trovano Milano attraente. Forse i milanesi sono indotti dalla cronaca gridata a temere che i profughi, i rifugiati siano l’invasione da respingere, perdendo il senso delle proporzioni e il buon senso della solidarietà.

In realtà, l’invasione più temibile potrebbe essere quella di capitali anonimi, di quantità di denaro che vengono da chi sa dove e da chi sa che storia ingiusta. La sentinella vigila e domanda: che cosa si propongono coloro che investono a Milano? La sentinella vigila e dà l’allarme se percepisce che le intenzioni dell’investimento non promettono a Milano di essere migliore per chi a Milano vive.

La sentinella vigila e dà l’allarme. Forse avverte confusi rumori e minacce indecifrate. Ci sono infatti segni inquietanti di un sistema che scricchiola, forse incombe una tempesta disastrosa. Si dice che il sistema del neo liberismo fondato su in individualismo presuntuoso si riveli insostenibile.

Delpini ha poi riportato una parte dell’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, sulla fraternità e l'amicizia sociale, del 3 ottobre 2020.  “Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale. Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti.

Il neoliberismo riproduce sé stesso tale e quale, ricorrendo alla magica teoria del ‘traboccamento’ o del ‘gocciolamento’ – senza nominarla – come unica via per risolvere i problemi sociali. Non ci si accorge che il presunto traboccamento non risolve l’inequità, la quale è fonte di nuove forme di violenza che minacciano il tessuto sociale. Da una parte è indispensabile una politica economica attiva, orientata a ‘promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale’ perché sia possibile aumentare i posti di lavoro invece di ridurli.

La speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage. D’altra parte, ‘senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare’. La fine della storia non è stata tale, e le ricette dogmatiche della teoria economica imperante hanno dimostrato di non essere infallibili.

La fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, ‘dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno’.

In certe visioni economicistiche chiuse e monocromatiche, sembra che non trovino posto, per esempio, i movimenti popolari che aggregano disoccupati, lavoratori precari e informali e tanti altri che non rientrano facilmente nei canali già stabiliti. In realtà, essi danno vita a varie forme di economia popolare e di produzione comunitaria.

Occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalità tali “che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune”; al tempo stesso, è bene far sì “che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino”. Questo, però, senza tradire il loro stile caratteristico, perché essi sono “seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia”. In questo senso sono “poeti sociali”, che a modo loro lavorano, propongono, promuovono e liberano. Con essi sarà possibile uno sviluppo umano integrale, che richiede di superare “quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli”. Benché diano fastidio, benché alcuni “pensatori” non sappiano come classificarli, bisogna avere il coraggio di riconoscere che senza di loro “la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino”.

L’arcivescovo ha poi citato Joseph E. Stiglitz, premio Nobel per l’Economia 2001: “Il neo-liberismo ha avuto esiti disastrosi praticamente ovunque. E per il paese che vi si gettò con più entusiasmo, gli Stati Uniti, fu il disastro peggiore: la crescita rallentò e la disuguaglianza crebbe, l’aspettativa di vita scese e la disparità sanitaria aumentò. [...] Una fede cieca nelle meraviglie della avara mano invisibile, nella convinzione di Gordon Gekko secondo cui “l’avidità è buona”, produce una società in cui più individui sono autenticamente egoisti, un modo di materialismo sfrenato in cui la natura stessa della verità viene denigrata e la scienza confutata. L’ironia è che in un sistema simile nemmeno il capitalismo può prosperare, perché manca la fiducia. [...] e le stesse caratteristiche che hanno reso insostenibile il capitalismo potrebbero rendere insostenibile la democrazia. Le diseguaglianze create si rivelano insopportabili. Si annuncia forse il crollo di un sistema. Possiamo limitarci a considerare la nostra realtà locale senza considerare il contesto planetario e i segnali che ne vengono? La sentinella vigila e se intravede la minaccia dà l’allarme.

I custodi

Il Consiglio Comunale e le Banche sono istituzioni chiamati a contribuire a custodire la città. È ovvio che la città non è costruita solo dall’Amministrazione, ma dai cittadini e da tanti corpi intermedi che la abitano. Occorre lavorare su questa molteplicità di soggetti perché dialoghino tra loro e si convincano del vantaggio costituito dal lavoro condiviso per affrontare le sfide presenti. Ad ogni modo possiamo evidenziare in questo contesto la responsabilità dell’Amministrazione Comunale e delle Banche. I custodi sono persone che hanno ricevuto un incarico e vivono il loro servizio con fierezza. Sono consapevoli del valore che devono custodire e quindi se ne prendono cura con attenzione quotidiana. I custodi della città esercitano un’attenzione quotidiana perché il patrimonio che hanno ricevuto non si rovini. Il patrimonio che abbiamo ricevuto è il convivere di molti, nel pluralismo che non degeneri in confusione, nel coltivare l’impegno e la fiducia che sia possibile – ha proseguito l’Arcivescovo citando ancora Stiglitz – “una società popolata da individui onesti, che esprimono pienamente il loro potenziale, che esercitano la loro creatività, che interagiscono con gli altri in modo onesto, cordiale e compassionevole. In sostanza questi individui che immaginiamo come gli abitanti di una società buona sono l’antitesi dell’essere egoista che è al cuore dell’Homo oeconomicus”.

Il servizio dei custodi del patrimonio comune si dedicano a custodire il bene comune che è la convivenza civile che rende abitabile la città e desiderabile essere cittadini. I custodi devono agire con lo spirito di servizio, perché il patrimonio che devono custodire non è un accumulo di cose, case, capitali, ma un bene relazionale. Perciò il tema delle diseguaglianze, del divaricarsi della forbice tra i ricchi che arricchiscono e i poveri che si impoveriscono è tanto grave e induce a pensare che “il capitalismo – citando di nuovo Stiglitz – sta creando un tipo umano che divorerà il capitalismo stesso: il capitalismo senza riforme potrebbe essere insostenibile. Le diseguaglianze economiche sono troppo grandi, l’empatia troppo scarsa. La polarizzazione che ne deriva rende impossibili i compromessi necessari per la salute delle democrazia”.

Le banche possono custodire la vocazione originaria ad essere promotori di sviluppo per le famiglie e gli imprenditori, realizzando la funzione sociale si sostenere l’economia locale, i progetti innovativi, i progetti di imprenditori che hanno generato ricchezza per tutta la comunità (proprietà della casa, accesso agli studi universitari, ecc).

Gli artigiani della manutenzione.

Il consiglio comunale e le banche sono chiamati all’opera ordinaria, quotidiana, paziente, che si può chiamare “artigianato della manutenzione”. Gli artigiani della manutenzione non dimenticano l’orizzonte globale, tanto meno a Milano, e non ignorano gli scricchiolii del sistema, ma operano entrando nel particolare, come l’artigiano chiamato per la riparazione di un guasto, come l’artigiano incaricato della manutenzione di un particolare. È necessaria la visione. Ed è necessario l’intervento spicciolo, il rappezzo provvisorio, il gesto minimo ma significativo.

Gli artigiani della manutenzione sono quegli uomini e quelle donne, quelle istituzioni e quelle associazioni, quelle presenze vive e creative della società civile che formulano progetti, che presentano proposte, chiedono finanziamenti, partecipano a bandi. Nel sistema dei bandi si insinua la tentazione di progetti troppo precari e interventi troppo pretestuosi; ma il fatto che ci siano 4 tentazioni non deve far dimenticare gli aspetti promettenti che i bandi e i progetti possono offrire per stimolare un inizio e incoraggiare un tentativo.

Gli artigiani della manutenzione non muovono da ideologie, ma dall’emergere della situazione, dal presentarsi di una emergenza, dall’accendersi di una idea. Perciò è possibile il convergere di persone e gruppi che hanno visioni diverse e vengono da storie parallele: nel particolare di un’opera di artigianato possono trovarsi dalla stessa parte e collaborare alla medesima impresa. L’impegno delle banche e delle fondazioni in questo ambito cerca nella pubblica amministrazione e negli organismi di controllo gli alleati necessari perché l’opera artigianale sia incoraggiata con simpatia, ovviamente senza ingenuità.

Nell’orizzonte ampio della collaborazione tra artigiani della manutenzione della città si possono riconoscere e diffondere alcune iniziative avviate. Nell’ambito dell’Osservatorio del Debito Privato della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sono state formulate alcune modifiche della normativa che potrebbero contrastare gli effetti problematici del sistema sui più deboli.

La Fondazione Centesimus Annus e Prospera-Progetto Speranza con i "Dialoghi per una finanza integralmente sostenibile" che la Diocesi ospita e che vede la partecipazione dei Presidenti invitati in Consiglio comunale. Lo scopo di questi Dialoghi è contribuire a che l'intero sistema finanziario italiano torni a giocare un ruolo determinante al servizio dell'economia reale e del lavoro. E forse proprio Milano è il contesto adatto per rendere comprensibile e promettente questo percorso di “conversione”.

I seminatori di futuro.

Il Consiglio Comunale e le Banche si possono iscrivere tra coloro che possiamo chiamare i seminatori di futuro.

Nelle responsabilità che ricoprono i membri del Consiglio Comunale e i presidenti delle Banche non possono limitarsi a uno sguardo sull’immediato. Può essere comprensibile che ci sia una attenzione alle elezioni per gli amministratori e i politici e che ci sia una attenzione al rendiconto trimestrale e al bilancio annuale per i banchieri. Ma si deve tener presente che le scelte che si compiono o che non si compiono segnano la vita della città per il tempo che viene.

I seminatori di futuro sono chiamati a incontrarsi, a parlarsi, a condividere valutazioni, dati, prospettive, interrogativi coltivando la lungimiranza come dovere e il coraggio come virtù.

I seminatori di futuro possono condividere l’interpretazione delle priorità. In particolare interrogano la società civile, la finanza, la comunità cristiana alcune sfide particolarmente impegnative.

Possiamo fare cenno alla generazione giovanile che in alcune sue manifestazioni risulta così problematica, incline a rinunciare alla responsabilità verso gli altri, alla depressione sulle sue aspettative, alla trasgressione, al vandalismo, all’autolesionismo. In che modo possiamo offrire a questa generazione delle buone ragioni per desiderare di diventare adulti e per desiderare di abitare in questa città?

Possiamo fare cenno alla situazione di desolazione di una città che sembra non desiderare i bambini e sentire fastidio per gli anziani. Il tema della demografia, da decenni registrato tra gli allarmi più drammatici considerato con una sorta di rassegnazione all’impotenza, interroga tutta la società e le istituzioni, che si sentono costrette a una sorta di rispettoso pudore e di imbarazzata  reticenza.

Forse possiamo almeno porre la domanda su come si possa seminare un pensiero, un sentire che consideri i bambini non una spesa, non un intralcio, ma un investimento, una promessa e ne favorisca il compimento.

Conclusione

In questo incontro così particolare che mette in dialogo il Consiglio Comunale e i responsabili di importanti Banche della città il Vescovo non ha pensieri originali, non ha proposte innovative. Ho però un servizio da rendere e mi sembra che alcune immagini possono aiutare a considerare con fiducia il nostro tempo, ad affrontare con coraggio e senso di responsabilità le sfide contemporanee, a stringere una più costruttiva alleanza tra società civile, amministrazione comunale, sistema finanziario. Ho evocato, riconoscendone l’ingenuità, alcune immagini: le sentinelle, i custodi, gli artigiani della manutenzione, i seminatori di speranza. Chi sa? Forse possono aiutare a pensare, a dialogare e a camminare insieme.